Dalla Russia con dolore



Tra nostalgia e ultraviolenza con Mother Russia Bleeds

In quell’epoca fatta di monetine poggiate sul vetro per prenotarsi, gente che insisteva per fare il boss al posto tuo e bulletti di quartiere, il genere del picchiaduro a scorrimento si ergeva come primo assoluto. Due o più personaggi tra cui scegliere, ognuno con difetti e punti di forza, tonnellate di nemici differenti, boss coriacei, polli giganteschi che curavano la salute, super mosse che consumavano l’energia e, quasi sempre, una bella da salvare, un genio del crimine da sconfiggere e un sacco di gettoni da buttare. Chi riusciva a finirli utilizzandone pochi, o addirittura uno soltanto, era visto come un eroe moderno da portare in trionfo. Oggi quell’epoca non esiste più, ma gli amanti del genere sono ancora tanti, un culto dimenticato di nostalgici che alla vista delle prime immagini di Mother Russia Bleeds ha sentito battere il cuore come non succedeva da tanto tempo. Questa opera prima di Le Cartel, pubblicata da quei pazzi di Devolver Digital, punta dritta al cuore di chi ha amato Final Fight e Street of Rage e cerca di piantarci dentro l’ago di una siringa composta da nostalgia, frustrazione, ultraviolenza e panorami 8-bit. Il risultato, come ogni droga, è un misto di sensazioni positive e brutali effetti collaterali.

Mother Russia Bleeds è il picchiaduro a scorrimento che i nostalgici aspettavano, o quasi

Tuttavia, come ogni picchiaduro a scorrimento che si rispetti, la prima cosa da fare è scegliere il nostro alter-ego tra quello grosso, quello veloce, quello più standard e una donna. Il resto sarà senza dubbio familiare a chi conosce questo tipo di titoli: una carrellata di nemici più o meno coriacei, armi da raccogliere, combo, prese e la gestione dello spazio per fare in modo di avere sempre qualcuno davanti da picchiare o da tenere alla larga e nessuno alle spalle pronto a colpire a tradimento. Volendo è possibile affrontare il gioco aiutati da un bot, perché in due si picchia meglio o con altri tre amici, perché si picchia ancora meglio se lo fai con qualcuno che conosci bene. Purtroppo niente multiplayer online, perché la vecchia scuola ha i suoi limiti. La grande variabile impazzita del gioco è la Nekro, questa droga potentissima che potrà sia curare la nostra salute, sia trasformarci per qualche secondo in velocissime e fortissime furie della natura, in grado di uccidere una persona con un pugno; per “uccidere” si intende strappare via la testa dal collo con un colpo solo o aprire la cassa toracica con un calcio. La Nekro ovviamente non cresce sugli alberi, ma dovremo via via ricaricare la nostra siringa aspirandola dai cadaveri di alcuni nemici, riconoscibili perché prima di morire, si contorceranno per un po’ di tempo a terra. Il problema è che ovviamente nella fase di raccolta saremo alla mercé di chiunque volesse capire quanto ci mettono le sue nocche a sfondarci la testa. Inizialmente l’uso della Nekro sarà abbastanza sporadico, ma più andremo avanti più sarà fondamentale usarla al momento giusto per decidere se salvarsi la vita o ripulire la zona da un frustrante affollamento di nemici. Un vero peccato che questa droga nella modalità storia abbia un solo effetto, mentre nella modalità arena no. Sarebbe stato interessante poter contare su potenziamenti differenti, una maggiore differenziazione tra i personaggi disponibili e, magari, un sistema di progressione con nuove mosse, alla God of War.


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