Recensione Trillion: God of Destruction



I ragazzi di Idea Factory e Compile Heart continuano imperterriti nella loro missione: arricchire le console della famiglia Sony con GDR e action leggeri, dall’aspetto esplosivo (e dai nomi infiniti) ma dalla qualità estremamente altalenante. Poco tempo fa vi abbiamo parlato di MegaTagmension Blanc + Neptune VS Zombies, spin off action – sviluppato da Tamsoft – della ben più famosa serie dedicata alle formose CPU di Gamindustri. L’ennesima surreale declinazione di un brand ormai allo sbando non ha fatto nulla per lasciare il segno, attestandosi su livelli qualitativi alquanto discutibili che spazzano via in un baleno il buon lavoro fatto con i vari Re;Birth su PS Vita. Credibilità che, probabilmente, riceverà un altro colpo dal prossimo Superdimension Neptune VS SEGA Hard Girls previsto per il prossimo autunno. L’inossidabile fervore produttivo che caratterizza il binomio Idea Factory e Compile Heart, però, non si limita a spremere la tenera Neptune e compagnia con tanto fan service e poco carattere. I fan di lungo corso ormai non si aspettano più molte sorprese, accontentandosi di quel che arriva. Ad ogni modo, qua e là nella storia della software house spuntano diverse IP che esplorano altri generi o, come nel caso di Trillion: God of Destruction, si gettano nella pura sperimentazione. Un po’ gioco di ruolo, un po’ visuale novel, un po’ dating sim, un pizzico di strategia turn based e tanto grind. C’è del coraggio, dobbiamo riconoscerlo. Il rischio di presentare al pubblico un’accozzaglia di contenuti gettati nel calderone, però, era un’eventualità da tenere in debito conto. Va anche detto, comunque, che Trillion rappresenta il primo tassello di un progetto molto più vasto e probabilmente ancora in evoluzione. Di conseguenza, per il futuro, la creatura di Idea Factory gode di quello che possiamo definire il “beneficio del dubbio”.

Come di consueto, il canovaccio narrativo che tenta di accompagnarci lungo un intricato percorso si può riassumere in una manciata di righe. Il mondo di gioco si suddivide nella canonica iconografia che rimanda ad altrettante dimensioni e all’eterno conflitto tra forze della luce e quelle delle tenebre susseguente alla cacciata di Satana dal Paradiso. In alto, i cieli sono il dominio incontrastato di Dio e delle sue schiere angeliche mentre, in basso, l’Underworld rappresenta gli inferi e fa da sfondo delle vicende che ci vedono protagonisti. Zeabolos, aitante terzo Great Overlord, regna senza rivali su un Underworld in “armonia”. Le fondamenta degli inferi, però, vengono improvvisamente squassate dall’arrivo di quello che chiamano il Dio della Distruzione. La (un trilione, appunto) ed è talmente potente che Zeabolos, nel vano tentativo di fermare la sua avanzata, ci lascia le penne. Riportato in vita da una misteriosa ragazza, il principe è costretto a siglare un accordo con lei per avere qualche possibilità di sconfiggere il mostro. In questo preciso momento la trama svolta, per così dire, imboccando una direzione che introduce la vera novità del titolo. L’Overlord non può più combattere e, quindi, si trova costretto a chiedere aiuto a sei procaci demoniette per fronteggiare l’invincibile nemico. Purtroppo, però, Trillion può essere avvicinato solo da un combattente per volta. Quindi, che fare? Il titolo mette da parte il classico cliché del viaggio iniziatico, tipico degli eroi, per concentrarsi sulla necessità del sacrificio supremo teso verso un fine superiore. Questa tematica pervade l’intera struttura di gioco e la rende, a suo modo, caratteristica. Sostanzialmente, ci dobbiamo occupare dell’allenamento di ogni ragazza ben sapendo che questa, una volta “terminata” la propria missione, dovrà per forza passare il testimone alla successiva. Insomma, sin dall’inizio siamo coscienti che ogni sacrificio corrisponderà ad un piccolo passo verso la vittoria finale. Sino a quel momento, però, dovremo fronteggiare non solo un dio, ma anche una valanga di dialoghi e siparietti pseudo comici in pieno stile visual novel che si perdono ad approfondire i rapporti interpersonali tra i personaggi nel tentativo di farci affezionare ad alcuni di essi.

Dicono che tra il dire e il fare ci sia di mezzo un trilione di punti salute. L’obiettivo, come dicevamo, è chiaro: portare la barra della vita del nostro nemico a zero. Quest’ultimo, fortunatamente, non sarà sempre intento a distruggere gli inferi. Ogni tanto il mostro si prenderà una pausa, addormentandosi ben pasciuto per alcuni cicli (i quali si suddividono in sette giorni ciascuno), e ciò ci darà il tempo di allenare la ragazza di turno prima del successivo risveglio del mostro.

Ecco. In cosa consiste questa attività di allenamento? In realtà, il giocatore non deve far altro che avviare dei minigiochi – automatici e senza senso – in cui l’eroina di turno acquisirà i canonici punti esperienza. Diciamo che la varietà e l’interazione non sono certo i punti forti del titolo. Il giocatore non deve far altro che assicurarsi che la ragazza non si affatichi troppo e, soprattutto, è chiamato a curare in modo certosino la componente da dating sim, cosi da guadagnare medaglie da spendere in varie attività e aumentare i cosiddetti Affection Points, ovvero un parametro che assumerà grande rilevanza sul campo di battaglia. Questo, senza entrare troppo nei dettagli, può essere assimilato alla salute e al mana della combattente. Gli attacchi di Trillion andranno a colpire proprio il parametro in questione, prima di ogni altro, fornendo una sorta di scudo protettivo. Il titolo non offre molto altro, limitandosi a porre un peso alquanto rilevante alla socializzazione tra i diversi personaggi. Certo, non manca una piccola parte dedicata al roguelike, con un dungeon procedurale chiamato Valle delle Spade in cui entrare per accumulare esperienza e oggetti extra. Il problema, ancora una volta, rimane la totale assenza di varietà, la quale porta ben presto alla noia. Ripetere ciclicamente – e meccanicamente – le medesime azioni, candidata dopo candidata, può infatti risultare ripetitivo. Possiamo comunque sempre perderci tra statistiche esagerate, potenziale le armi dal fabbro, assumere minion che combatteranno al nostro fianco o, ancora, regalare alle nostre predilette simpatici ninnoli per ingraziarcele.

Il dio della Distruzione, in tutto questo, può essere considerato l’anima della festa. Una volta risvegliatosi dal suo pisolino rigenerante, l’enorme creatura tornerà ad avanzare più affamata di prima e ogni nostra procace sottoposta dovrà affrontarlo, individualmente, sul campo di battaglia. Lo scontro si basa essenzialmente sulle meccaniche tipiche degli strategici a turni. L’agone tridimensionale si suddivide in “case” al pari di una scacchiera. Sul lato opposto, a fronteggiarci, troviamo l’acerrimo nemico, mentre noi dovremo muovere l’eroina di turno verso di lui secondo un sistema a doppio turno. Ciò significa che anche l’avversario agirà contemporaneamente alle nostre mosse. Trillion non è solo in grado di evocare creature di ogni tipo per sbarrarci la strada, ma anche di lanciare estesi attacchi AoE, segnalati per tempo sulla griglia tramite appositi indicatori. Va anche detto che il sistema di controllo non è tra i più intuitivi da utilizzare, soprattutto per ciò che riguarda il movimento in diagonale e l’attacco. Inoltre, nonostante le fanciulle siano caratterialmente ben tratteggiate, il loro stile appare molto omogeneo e poco “personalizzato”.

Una volta compresi i pattern d’attacco e, soprattutto, quali armi e abilità risultano più efficaci per fronteggiare la minaccia, la componente strategica va inevitabilmente a perdersi. Infine, per ciò che concerne l’aspetto prettamente stilistico, Trillion: God of Destruction si presenta con il tipico stile leggero, umoristico e caricaturale a cui siamo ormai abituati grazie non solo ai ragazzi di Compile Heart, ma anche dei “cugini” Nippon Ichi. Non a caso nei titoli di coda compaiono alcuni nomi che non possono lasciare indifferenti. Primo fra tutti Masahiro Yamamoto, a cui Compile Heart ha affidato la direzione di Trillion: God of Destruction, ha diretto Disgaea 4; segue Tenpei Sato, compositore e responsabile delle campionature sonore di Disgaea: Hour of Darkness e Phantom Brave (il cui porting è atteso su Steam per luglio). Lo splendido character design è invece opera di Kei Nanameda, artista che da tempo collabora con Idea Factory e che, con Trillion ha svolto un ottimo lavoro di caratterizzazione, pur mantenendosi all’interno dei consueti stereotipi nipponici. Ad ogni modo, i molti comprimari che si alterneranno sullo schermo sono splendidamente realizzati, e lo stile che caratterizza ognuno di questi riflette il loro carattere e le loro inclinazioni. Un ottimo lavoro che viene vanificato da diversi problemi sul fronte tecnico come una gestione dei menu di gioco abbastanza confusionaria e un frame rate ballerino che cala drasticamente durante molti attacchi speciali.


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