Battlejack: quando il Blackjack si fa duro


Una nuova interpretazione del blackjack sullo stile dell’RPG fantasy

La somma delle carte determina dunque il grado di efficacia dell’attacco, ma questo dipende in gran parte anche dalla composizione del party di personaggi. Questo è composto da cinque carte corrispondenti ad altrettanti combattenti, ognuno legato ad uno dei cinque elementi di base presenti (acqua, terra, fuoco, luce e oscurità), collegati tra loro da rapporti di forza incrociati sullo stile del classico sasso/carta/forbice. Ogni personaggio è caratterizzato da abilità speciali che vanno utilizzate e dosate con tempismo e saggezza, possibilmente combinandole tra loro, dunque c’è molto altro al di là del raggiungimento del “21” da assimilare per vincere le battaglie. Il contorno fantasy costruito intorno al gioco merita ben poche parole, con una veloce accozzaglia di cliché che sostanzialmente ci vedono impegnati a combattere contro il male a suon di carte, con buona pace delle esigenze narrative degli appassionati di RPG. Quello che invece si distanzia dall’anonimato è la caratterizzazione grafica di carte, creature e personaggi che denotano quantomeno una certa cura nell’aspetto estetico, e in un gioco che punta anche sul fattore del collezionismo rappresenta un elemento di importanza non secondaria. In ogni caso, la scarsa attenzione per storia ed elementi di sfondo porta a concentrarci esclusivamente sull’azione, ed è solo questa che conta: gli scontri durano a volte pochi secondi e sono veloci fiammate che si adattano perfettamente alla fruizione mobile, oltre a stimolare il classico grind senza appesantire il tutto con tempi troppo allungati. Certo chi ama il gameplay profondo e strutturato e la cura negli elementi di contorno difficilmente si troverà appagato da Battlejack, che premia piuttosto la velocità d’esecuzione e la progressione continua. Ogni area esplorabile è scandita da vari livelli corrispondenti a scontri, e a intervalli regolari ci troviamo di fronte a un boss, rendendo la progressione della difficoltà piuttosto bilanciata anche se nei livelli più avanzati diventa necessario ricorrere ad un po’ di grind e tornare dunque anche a percorrere livelli già conclusi per alzare le statistiche delle proprie carte/personaggi, anche perché risulta fondamentale la gestione delle varie carte con l’eventuale assimilazione di altre carte o la spesa di monete, tutti elementi conquistabili in battaglia. Tutto questo porta ovviamente all’affacciarsi delle tipiche dinamiche del free-to-play con microtransazioni, che possono aiutare fortemente il giocatore azzerando i tempi di attesa per l’apertura degli scrigni/ricompense e per la disponibilità di cibo necessario per avviare le quest. Il percorso in single player ovviamente è destinato a esaurirsi dopo non troppo tempo, ma l’introduzione di una modalità PvP in arena aiuta a mantenere vivo l’interesse, nonostante qualche discrepanza nel matchmaking.

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