Ys VIII: Lacrimosa of Dana Recensione


Al pari di The Legend of Heroes, di cui abbiamo recentemente potuto apprezzare i due Trails of the Cold Steel, quella di Ys è una delle serie ruolistiche più famose e longeve di casa Nihon Falcom: non a caso, il capostipite del franchise esordì sul mercato nipponico proprio nel lontano 1987, lo stesso anno in cui l’allora Squaresoft rilasciava la sua prima fantasia finale. A differenza delle altre due serie citate, il brand di Ys, soprattutto dagli anni duemila in poi, ha però subito una brusca frenata, in quanto lo sviluppatore, anziché esplorare il futuro della saga, ha preferito invece dedicarsi a una lunga serie porting e remake su svariate piattaforme, re-immaginando numerosi episodi.
Dopo l’ottimo Ys Seven, ci sono infatti voluti ben sette anni perché Nihon Falcom sfornasse finalmente un nuovo episodio principale, un enorme lasso di tempo in cui il franchise ha cercato di rinnovarsi, soprattutto sul ramo gameplay, oggi più che mai paragonabile ad un frenetico hack’n’slash. Disponibile in suolo nipponico già dallo scorso anno, Ys VIII: Lacrimosa of Dana approderà nei territori PAL durante la seconda decade di settembre, su PlayStation 4, PS Vita e PC, ragion per cui abbiamo testato l’edizione per l’attuale ammiraglia Sony, scoprendo una solida struttura di gioco.
Di seguito vi riveliamo le impressioni maturate durante la nostra lunga e attenta prova.

Prima di esaminare la trama del gioco, ci sembra opportuno fare una piccola premessa: fatta eccezione per Ys Origin, i vari titoli della saga presentano il medesimo protagonista, vale a dire il giovane avventuriero Adol Christin, il quale funge anche da narratore, raccontando di volta in volta alcune fra le sue più entusiasmanti imprese. Di conseguenza, almeno sei delle sue otto epopee finora note non richiedono che il giocatore sia in possesso di rilevanti conoscenze pregresse, e possono dunque essere affrontate anche singolarmente. Sia chiaro, i riferimenti agli avvenimenti passati sono piuttosto frequenti e potranno coglierli soltanto i giocatori più affezionati, ma comunque Ys VIII: Lacrimosa of Dana rimane un prodotto godibile e comprensibile anche ad un pubblico neofita.
In questa ottava iterazione del franchise, collocabile fra Ys V: Lost Kefin, Kingdom of Sand e Ys VI: The Ark of Napishtim, l’abile spadaccino Adol Christin si ritrova temporaneamente imbarcato come marinaio tuttofare sul veliero “Lombardia“, almeno finché questo, durante i primi minuti di gioco, non sarà attaccato e affondato dal gargantuesco Kraken che infesta le acque nei pressi della maledetta Isola di Seiren, costringendo i passeggeri a naufragare proprio sull’inospitale isola deserta, da cui si mormora che nessuno abbia mai fatto ritorno.

Dopo un iniziale e comprensibile momento di smarrimento, il giovane eroe si metterà alla ricerca degli altri sopravvissuti e sarà inoltre incaricato dal capitano della Lombardia di esplorare e mappare l’intera isola, al fine di trovare i materiali e l’equipaggio necessario per mettere in atto un disperato piano di fuga. Il primo passo sarà dunque la costruzione di una base operativa, il cosiddetto Castway Village, in cui verranno radinati i naufraghi ritrovati da Adol. Proprio questa è la prima fra le più interessanti novità introdotte dal titolo. Similmente a quanto avveniva nei vari capitoli della leggendaria (e mai troppo compianta) serie di Suikoden, i personaggi reclutati da Adol, una volta trasferitisi nel villaggio, apriranno nuovi “negozi” o comunque supporteranno come possibile il cast di avventurieri; per esempio, la splendida Catherine metterà a disposizione del protagonista una fucina di ventura per craftare e migliorare l’equipaggiamento, mentre Alison e Kiergaard gestiranno rispettivamente una piccola bottega di accessori e l’infermeria. Oltre ad avere una propria utilità, ciascuno dei vari naufraghi vanta un ruolo fondamentale all’interno della storia e una serie di interessanti sidequest utili sia per aumentare l’approvazione generale nei confronti del protagonista (fattore primario da cui dipenderà il finale ottenuto al termine della vasta campagna principale), sia per approfondire la caratterizzazione degli stessi. Questo non significa che tutti i naufraghi siano adeguatamente caratterizzati, ma in compenso lo sforzo compiuto dallo sviluppatore nel dare un ruolo chiave ed un minimo di background a ciascuno degli NPC ci è parso quanto meno lodevole. Al contrario, la profondità del modesto -seppur stereotipato- cast primario ci ha colti di sorpresa, e persino la personalità del (purtroppo) silenzioso Adol, in questo Ys VIII, riesce finalmente a risplendere di luce propria, evidenziando un naturale e contagioso atteggiamento positivo anche nelle situazioni più disperate.
La seconda, importante novità introdotta da Ys VIII ve l’accenniamo soltanto, poiché il benché minimo dettaglio rischierebbe di rovinarvi i continui e mai scontati colpi di scena offerti da un canovaccio sapientemente imbastito e coinvolgente. Il gioco presenta infatti un secondo protagonista, per la prima volta di sesso femminile, che inizialmente apparirà soltanto durante i sogni del buon vecchio Adol. Il ragazzo infatti, già durante la prima notte trascorsa sulla misteriosa isola, comincerà ad avere inspiegabili sogni con un protagonista una mistica sacerdotessa del prosperoso regno di Eternia, in qualche modo legata al segreto dell’isola e le cui vicende avranno significative ripercussioni sull’avventura dell’eroe principale, intrecciandosi in un disegno complessivo che va ben oltre la sopravvivenza su Seiren.

Anche in termini di longevità, Ys VIII: Lacrimosa of Dana abbandona i classicismi della serie per proporre una poderosa e solida campagna principale il cui completamento richiede sulle trenta ore almeno; fra missioni secondarie, tesori nascosti, mostri opzionali e quant’altro, i completisti potrebbero invece ritrovarsi a trascorrere anche più di sessanta ore in compagnia del titolo, senza neanche accorgersene.

Come in ogni Ys, l’esplorazione è uno degli aspetti più curati e divertenti di Lacrimosa of Dana, se non il più appagante. Al fine di ritrovare materie prime e superstiti della Lombardia, gli eroi dovranno esplorare l’immensa Isola di Seiren, sbloccando di volta in volta sempre più aree visitabili, spaziando dalle verdeggianti foreste alle buie caverne sotterranee, dalle soleggiate spiagge della costa alle ripide montagne dell’entroterra. Ciascuna delle immense aree esplorabili presenterà una mappa consultabile attraverso la pressione di un tasto, la quale non solo mostrerà in ogni momento tutti i nemici e i materiali reperibili nelle vicinanze, ma soprattutto si aggiornerà ed amplierà in base ai progressi compiuti dal giocatore (similmente a quanto avveniva in Xenoblade Chronicles). Un mondo di gioco pantagruelico avrebbe potuto comportare sessioni interminabili di backtracking (invero richieste, seppur in quantità ragionevole), ma fortunatamente gli sviluppatori hanno ben pensato di posizionare in varie zone dei preziosi cristalli che non solo curano tutti i personaggi nelle immediate vicinanze, ma soprattutto permettono agli avventurieri di teletrasportarsi in tutte le aree munite appunto di un cristallo. Ancora, questi ultimi tornano utili persino in caso il giocatore subisca una sconfitta in battaglia: anziché incappare in un fastidioso game over, l’utente potrà semplicemente riprendere il gioco dall’ultimo cristallo visitato (solitamente posti in concomitanza con le boss battle), limitando al minimo la perdita di progressi.

Come se non bastasse, durante la fase esplorativa, di tanto in tanto il party allestirà in apposite zone degli accampamenti di ventura in cui riposare fra un’esplorazione e l’altra; in queste occasioni, il giocatore non solo potrà ripristinare la salute dei propri combattimenti, ma avrà la facoltà di cucinare dei piatti in grado di conferire vari bonus ai personaggi.
Un po’ quello che succede in FFXV. Le ricette e il campeggio non sono le uniche somiglianze fra Ys VIII e la più recente fantasia finale di Square Enix, in quanto il titolo presenta anche una simpatica modalità di pesca piuttosto simile: in prossimità del mare o di corsi d’acqua, il personaggio controllato dal giocatore potrà sfruttare zone specifiche per pescare una moltitudine di specie ittiche (o forzieri inabissati) da utilizzare nelle ricette sopramenzionate, o magari da scambiare con gli abitanti del villaggio per ottenere materiali di diverso tipo.
Come dicevamo nel paragrafo precedente, il Castaway Village ed i suoi abitanti avranno una valenza non da poco nell’economia del gioco: non solo ciascuno di essi vanterà una funzione specifica, ma addirittura l’insieme risulterà fondamentale per poter proseguire nella campagna principale.
Nelle vaste aree, infatti, capiterà spesso di imbattersi in fastidiosi ostacoli insormontabili per il party principale, come enormi massi, alberi abbattuti e quant’altro, e in questi casi il numero di manovalanza extra al villaggio tornerà utile. Il giocatore infatti, attraverso un bizzarro pappagallo addomesticato da Capitan Findus (invero un uomo dalle mille risorse insospettabili), chiamerà all’occorrenza a raccolta tutti i naufraghi ritrovati per collaborare alla rimozione dell’ostacolo, aprendo così l’accesso a luoghi prima inesplorabili. Una meccanica senza dubbio originale che incentiva la ricerca ed il salvataggio degli NPC.
Quasi a voler aggiungere un tocco di metroidvania, gli sviluppatori di casa Nihon Falcom hanno ben pensato di introdurre nel gioco una funzione molto carina: i cosiddetti Gear (o attrezzi se preferite), strumenti racchiusi in vari forzieri disseminati per tutta l’isola che, se equipaggiati, conferiscono al party delle abilità speciali, fondamentali per visitare zone altresì inaccessibili.
Giusto per fare qualche esempio, nelle prime ore ci imbatteremo in un particolare guanto che permetterà ad Adol e compagni di utilizzare delle piante rampicanti per oltrepassare burroni e quant’altro; oppure ancora, il gioco metterà a nostra disposizione degli stivali indispensabili per attraversare le aree fangose e una sfera di cristallo per illuminare le tenebrose caverne infestate da pipistrelli e orripilanti ragni giganti, e così via. Un elemento che tutto sommato ben sposa il tema principale della narrazione, rappresentato appunto dalla sopravvivenza su un’isola deserta e pericolosa.

Per quanto riguarda invece il combattimento, Ys VIII: Lacrimosa of Dana perfeziona il discreto battle system che avevamo già avuto modo di apprezzare qualche anno fa in Memories of Celceta (remake “re-immaginato” di Ys IV). Il giocatore potrà schierare in campo fino a tre combattenti, sostituibili in qualsiasi momento attraverso la pressione di un tasto, ciascuno dei quali sarà specializzato in un particolare tipo di attacco. Esistono infatti tre diversi attributi offensivi, la cui efficacia varia in base alla tipologia e alle debolezze dei nemici ingaggiati: Slash, la prima, risulta utile contro gli avversari comuni; Pierce, la seconda, è in grado di infliggere danni ingenti danni aeree a insetti e volatili; Strike, infine, è indispensabile contro i nemici corazzati. Sfruttando a dovere le debolezze degli oppositori, il giocatore non solo chiuderà in fretta i combattimenti, ma avrà diritto a vari bonus e rari drop.
Come ogni JRPG che si rispetti, tutti gli avventurieri disporranno di speciali skill univoche, le quali saliranno di livello in base al numero di utilizzi e diverranno sempre più potenti. Il frequente utilizzo delle stesse, inoltre, riempirà un’apposita barra che, una volta colma, consentirà l’accesso alle cosiddette Extra Skill: speciali attacchi finali dal tremendo potere distruttivo, in grado di colpire tutti i nemici circostanti (pensate alle caratteristiche Arti Mistiche di Tales of e avrete un’idea precisa sul loro funzionamento e sul meccanismo di attivazione). I personaggi, infine, dispongono di due mosse particolari da attivare col giusto tempismo: le cosiddette Flash Move e Guard Mode, utilizzabili rispettivamente per schivare o parare attacchi. Come già detto, la riuscita di queste mosse, affidate ai grilletti del DualShock 4, dipenderà dai riflessi del giocatore e dalla tempestività di esecuzione, e in caso di riuscita donerà ai combattenti dei momentanei bonus che spaziano dalla velocità aumentata a una maggior frequenza di colpi critici, e così via.
Tra le altre meccaniche introdotte da questo Ys VIII, va senza dubbio segnalata la modalità Interception. Ma in cosa consiste? Come prevedibile, il caro vecchio Castaway Village cui ormai ci siamo tanto affezionati, dimora dei nostri sfortunati naufraghi, sarà di tanto in tanto preso di mira da orde di mostri intenzionati a banchettare con gli umani invasori.

Sarà compito di Adol e compagni intercettare le bestie selvatiche durante combattimenti che avranno luogo su un campo speciale allestito proprio dal giocatore: in questa zona infatti, gli utenti potranno posizionare catapulte, esche e palizzate per distrarre e rallentare i nemici, un gong per stordire le creature più sensibili ai suoni (ragni e pipistrelli), e così via. È un’idea interessante, ma nell’economica del gioco non ha avuto il peso immaginabile, anche perché queste “incursioni” risultano piuttosto sporadiche e ripetitive.
Le versioni per PlayStation 4 e PC, rispetto a quella per PS Vita (contenutisticamente inferiore alle altre), presentano non solo scenari aggiuntivi a livello di trama, ma anche una modalità inedita che spezza i ritmi della storia con vere e proprie escursioni notturne. Di tanto, infatti, Adol e i suoi saranno incaricati di accamparsi in determinate zone e investigare su bizzarri avvistamenti di mostri e quant’altro, con esiti talvolta alquanto esilaranti.
L’ultima novità introdotta da Ys VIII è rappresentata dalle spassose Suppression Battle (anch’esse assenti nella versione PS Vita), le quali richiederanno al giocatore di eliminare gruppi di mostri cresciuti esponenzialmente e capaci di rappresentare una seria minaccia per la comunità. Preparatevi dunque ad affrontare orde e orde di nemici pronti ad assalirvi da tutti i lati per dilaniare le carni dei vostri beniamini.

Nihon Falcom è una maestra in fatto di combat system ed esplorazione, su questo non c’è dubbio. L’aspetto in cui l’azienda lascia un po’ a desiderare è senz’altro il comparto grafico, da sempre tallone d’Achille delle sue produzioni. Rispetto ai recenti Trails of the Cold Steel, i modelli poligonali di Ys VIII sono molto più nitidi, ma la povertà di dettagli, il gran numero di spigoli e soprattutto la mancanza di espressività, influenzano negativamente il nostro giudizio finale e la qualità del prodotto. Al netto di un character design convincente, le animazioni risultano ridotte all’osso e perlopiù concentrate principalmente nelle fasi introduttive e finali del gioco, una scelta discutibile che -se unità alla poca espressività conferita ai personaggi- intacca persino la qualità della narrazione e le reazioni emotive che determinate scene dovrebbero provocare al giocatore.

Stesse discorso vale per le texture, ancora una volta sottotono, anche grazie alla natura ibrida del gioco, che ricordiamo è stato lanciato inizialmente sull’attuale handheld di Sony, con tutte le conseguenze del caso. Perlomeno i tempi di caricamento ci sono parsi irrisori ed il framerate, già sul modello originale di PlayStation 4, risulta stabile sui 60 fps, con qualche perdonabile calo solo durante le sopramenzionate Suppression Battle, quando lo schermo è invaso da orde di nemici.
Ys VIII: Lacrimosa of Dana riguadagna i punti persi dal comparto grafico grazie a una colonna sonora di ottima fattura, con tracce adrenaliniche o struggenti, a seconda della situazione, che ben si adattano e accompagnano i ritmi della narrazione, e un doppiaggio originale in lingua giapponese ben recitato. Lo stesso non si può dire sulla traccia anglofona, affetto da qualche voce fuori luogo e un volume eccessivamente alto. Infine, i sottotitoli sono disponibili ancora una volta solo in lingua inglese, ma almeno i testi scorrono fluidamente e in fase di analisi non abbiamo riscontrato errori degni di menzione, in piena tradizione NIS America. Nulla che non avessimo preventivato, insomma.

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