Layton’s Mystery Journey: Katrielle e il Complotto dei Milionari Recensione


Dal suo episodio d’esordio, la saga targata Level 5 non ha mai smesso di stupire, nonostante la formula di gioco sia rimasta sostanzialmente immutata negli anni. Forse, proprio questo è parte del fascino senza tempo di Hershel Layton, esimio professore d’archeologia dotato di un acume e di un’abilità investigativa più uniche che rare, nonché infaticabile e indefesso risolutore di enigmi. Sono note a tutti le sue brillanti evoluzioni logiche; la sua funambolica abilità nel dribblare gli ostacoli per giungere alla soluzione degli enigmi che il mondo gli para davanti.
Tutto sembra sempre così ovvio a suoi occhi, tanto che la (tutt’altro che) muta ammirazione del giovane Luke non fa altro che riflettere la nostra. Nulla può metterlo in difficoltà. Ecco, se escludiamo chi impugna lo stilo e cerca di usare le monete aiuto (di nascosto) per capire come si risolve l’enigma. In poche parole, noi giocatori.
Ad ogni modo, non abbiamo mai perso la fede nel Professore, nemmeno quando si è lanciato in un azzardato (ma sorprendentemente riuscito) cross over con la leggenda targata Capcom, il tenace avvocato Phoenix Wright.
Ora, però, il buon Layton è scomparso nel nulla e, sulla scena, irrompe Katrielle. Chi è costei? Beh, la figlia del Professore, ovviamente. Hershel un po’ birichino lo deve essere stato, perché nulla di certo si sa della madre di Katrielle. Ma tant’è. Dal padre, la ragazza ha ereditato praticamente tutto: l’intraprendenza; uno spiccato sesto senso investigativo; l’innata propensione per scovare e risolvere enigmi d’ogni sorta e il dono di farsi trovare dai guai. La sua incontenibile esuberanza, invece, deve essere acquisita.

Aperta l’Agenzia investigativa Layton a Chancer Lane, una via centralissima di Londra, non passa molto tempo prima che la ragazza ottenga il suo primo caso. A coadiuvarla, giungono in soccorso un impacciato aiutante (neanche troppo segretamente innamorato di lei) e un cane parlante, Sherl, che non ricorda nulla del proprio passato e, appunto, parla. Una cosa che non turba la ragazza, fermamente determinata a scoprire il mistero che si cela dietro a quel cagnolino parlante e pronta a tutto per ritrovare il padre. Il filo narrativo principale, però, si inabissa sin da subito e rimane costantemente sullo sfondo di un’avventura che in realtà vede il susseguirsi, senza soluzione di continuità, una discreta teoria di casi sparsi per le strade della capitale britannica. Rispetto agli episodi precedenti, dunque, la serie cambia totalmente registro, si fa leggera; “pop”. Il piglio frizzante e giovanile dei nuovi protagonisti contribuisce a puntellare l’esile trama, ma fallisce nel tentativo di renderla appetibile e davvero interessante. La partizione di questo nuovo episodio del franchise, infatti, spezzetta in modo un po’ troppo netto l’esperienza di gioco e la condisce con una quantità di stringhe di dialogo molto spesso superflue ai fini della continuazione dell’avventura. Esempi emblematici, in questo senso, sono le scenette dedicate alla smodata passione di Katrielle per il cibo o per altre frivolezze che nulla di concreto portano alla risoluzione dei casi.

Di sicuro, comunque, questo aiuta i giocatori a familiarizzare con personaggi nuovi che, purtroppo, non possiedono la stessa verve e cifra stilistica dell’ormai pensionato Professor Layton. D’altro canto, però, la tramatura narrativa nel complesso ne esce un po’ troppo allentata rispetto al passato. E la differenza si nota a colpo d’occhio. Tale complessivo cambio di ritmo e di stile, comunque, deve essere imputato principalmente alla genesi mobile del prodotto. La versione 3DS di Katrielle e il Complotto dei Milionari, infatti, non è altro che la trasposizione dell’omonimo episodio uscito quest’estate negli store digitali di iOS e Android.

Nonostante il mutamento di registro e di protagonisti, nulla – o quasi – cambia sotto il profilo del mero gameplay. Gli appassionati, dunque, si troveranno immediatamente a proprio agio, mentre chi desidera cimentarsi per la prima volta con la serie non avrà alcun problema a imparare sin da subito la semplice struttura del titolo.

Come abbiamo anticipato, l’avventura si suddivide in micro-casi ben distinti tra loro e auto conclusivi. Ogni investigazione si basa, prima di tutto, sull’interazione ambientale: possiamo spostarci da un punto all’altro in bicicletta, in tram o a piedi; una volta giunti a destinazione, con il pennino siamo chiamati a spostare la lente d’ingrandimento che cambierà colore non appena ci si imbatte un qualcosa di interessante come dialoghi con gli astanti; enigmi bonus da risolvere; collezionabili da raccogliere, oppure le classiche monete aiuto nascoste negli scenari. Queste ultime, lo sapete bene, sono ovviamente molto utili nel caso in cui ci si imbatta in un rompicapo ostico da risolvere. Ancora una volta le prove che il titolo ci mette sul piatto richiedono non solo una buona dose d’ingegno e logica, ma anche la capacità di pensare in maniera trasversale. Ad ogni modo, gli enigmi principali non richiedono molto impegno, mentre quelli bonus sono riusciti – come al solito – a crearci non pochi grattacapi (in alcuni casi dovuti a una spiegazione testuale poco chiara), costringendoci a ricorrere al prezioso gruzzoletto di monete aiuto. Le sfide, insomma, anche in questo episodio non mancano e ci ricompensano, come sempre, con un numero di Picarati sempre adeguato alla loro difficoltà. La varietà, inoltre, non manca, anche se dopo un po’ le dinamiche di alcuni enigmi tendono inevitabilmente a riproporsi a cadenza ciclica. Pregevole, invece, la presenza di un riassunto del caso ogni volta che si carica un salvataggio, utile per ricordarsi quanto successo sino a quel punto. Inoltre, i minigiochi (raggiungibili sempre dalla Valigia) permettono di staccare un po’ dall’avventura principale e distrarsi con qualcosa di leggero. Ad esempio creare – o, meglio, indovinare – un menu ad hoc per alcuni commensali (di solito saranno i personaggi incontrati nel corso della storia), ognuno con richieste e gusti particolari da scoprire “interrogando” amici e parenti dell’ospite. Ancora, gestire un negozio oppure provare a condurre Sherl fuori da un labirintico recinto nel minor numero di mosse possibile. Inoltre, giusto come passatempo, gli uffici dell’Agenzia Investigativa Layton possono essere personalizzati a piacere.

Possiamo spendere, infine, qualche parola riguardo al comparto stilistico del titolo. Come al solito, i ragazzi di Level 5 hanno messo in campo tutta la loro esperienza artistica per caratterizzare al meglio i vari personaggi di contorno e il setting londinese. Da un lato, dunque, ritroviamo le classiche schermate statiche che da sempre caratterizzano la saga del Professor Layton, quindi disegnate con una maniacale cura per i dettagli e intrise di grande fascino e atmosfera; dall’altro, invece, spicca la caratterizzazione di alcuni folkloristici personaggi che, seppur non carismatici come molti altri incontrati in passato, riescono comunque nell’intento di animare in modo pregevole questa nuova avventura. Forse, a mancare di mordente, sembrano proprio i tre protagonisti dell’avventura; un filino sottotono. Il titolo, infine, gode di un discreto doppiaggio in lingua italiana e di una soundtrack davvero ben fatta, piena e avvolgente.