Monster Hunter Stories Recensione


Per anni siamo stati educati all’arte della caccia. Per lungo tempo ci hanno inculcato l’idea che le mostruose fiere fuori dai confini del villaggio meritavano una cosa sola: incontrare il creatore. E per cosa? Per la nostra gloria, prima di tutto; per fregiarsi del massimo grado della Gilda dei Cacciatori ed essere gli eroi di cui narrano le leggende. Per il “semplice” brivido della caccia, quello che striscia sotto pelle e rilascia una quantità spropositata di adrenalina. Poi, ovviamente, per le materie prime a cui non potremmo mai rinunciare. Ci hanno sempre insegnato che le fiere ci sono nemiche e, in molti casi, questo si è rivelato essere vero. I villaggi, con i suoi inermi abitanti, sono stati più volte minacciati. In questo caso, però, entra in vigore la dura legge della pura e semplice sopravvivenza. Però forse, a ben vedere, abbiamo patito il grosso limite di guardare il mondo unicamente da un punto di vista: quello del cacciatore, che plasma la natura asservendola al proprio volere.
Una sorta di circolo vizioso che si è autoalimentato in modo sostanzialmente equilibrato. Finché ci saranno mostri esisteranno i cacciatori, come ha detto qualcuno. Per pura ingenuità non ci siamo mai soffermati a formulare un pensiero, in realtà, molto semplice: e se le bestie potessero esserci alleate? Se, oltre alla carne, alle pelli e a ogni altra risorsa che proviene dai loro massicci corpi, potessimo davvero comprenderle e riuscire a vivere in simbiosi con loro, accettandole come parte integrante della comunità in un reciproco scambio di benefici?
Qualcuno, evidentemente, ci ha pensato ed ecco spuntare dalle nebbie della storia un piccolo villaggio arroccato tra le montagne, dove gli abitanti coesistono pacificamente con la ricca fauna che popola i dintorni. Monster Hunter Stories, per la prima volta nella lunga storia del franchise, ci ha permesso di scoprire cosa di prova a stringere un legame con quelli che, sino ad oggi, consideravamo le nostre prede.

Al contrario di quanto avviene in altre regioni dell’immenso continente, dove si pratica con molto trasporto l’arte venatoria, gli abitanti del minuscolo villaggio di Hakum convivono in maniera pacifica con le bestie, allevandole sin dalla schiusa delle uova e addestrandole fino al raggiungimento dell’età adulta. Insomma, creano con loro un legame profondo, fondato sulla fiducia reciproca.

Ciò, però, non è il frutto di un miracolo, bensì di una pietra dal grande potere: la Pietra del Legame. Questa permette sostanzialmente di entrare in simbiosi con la creatura che si desidera ammansire. Chi la possiede e ne domina la sovrannaturale potenza apre il proprio cuore alla bestia, consentendo quindi alla stessa di percepire le reali intenzioni dell’individuo che, in questo caso, trascende il canonico ruolo riservato Cacciatore per ascendere allo status di “Rider“. Per gli abitanti di Hakum tale titolo è un privilegio che si acquisisce solamente attraverso un apposito rituale sacro che benedice e infonde il potere del Legame nella pietra. Essere un Rider, comunque, comporta anche delle responsabilità non solo nei confronti delle creature, da allevare e accudire con molta dedizione, ma anche nei confronti dell’intera comunità, la quale dovrà essere protetta da qualsiasi pericolo la possa minacciare.
Ed è proprio questo che avviene, in un giorno come tanti. Improvvisamente, dopo un lungo periodo di pace e tranquillità, il misterioso Flagello Nero torna a infestare la terra, trasformando le creature in terribili fiere assetate di sangue. Hakum è quasi ridotto in cenere, a causa del feroce attacco di un enorme Nargacuga infetto ma, sfortunatamente per lui, qualcosa va storto. Lute – il nostro alter ego digitale – e i suoi amici sono appena tornati da una caccia all’uovo nella Foresta dei Sospiri; il loro ricco bottino comprende un cucciolo di Rathalos, che non ci pensa due volte a scagliarsi contro il potente avversario che minaccia l’incolumità dei suoi nuovi “genitori“. Lo scontro è impari e il cucciolo ha la peggio; ma tanto basta per scacciare il Nargacuga.
Quando la polvere si dirada, Lute fa una promessa: seguire le orme del Rider di cui parlano le leggende e scoprire l’origine del Flagello.

La presenza di una impalcatura narrativa abbastanza robusta è una delle maggiori novità per un brand come quello di Monster Hunter che, di certo, non ha mai puntato su un resoconto romanzato delle nostre avventure venatorie. La serie, infatti, ha da sempre permesso a ogni singolo Cacciatore di costruirsi una propria storia, unica e irripetibile. Questo, in sostanza, rappresentava una delle soddisfazioni più grandi che l’hunting game è sempre riuscito a donarci. Insomma, come abbiamo già ricordato nel corso della nostra anteprima di poche settimane fa, questa costola del brand firmata da Marvelous non cambia solo veste grafica, ma riesce a costruire un’epica raffinata e coerente che distanzia con decisione il titolo da (quasi) tutto ciò che ha reso l’hunting game targato Capcom un fenomeno dalle proporzioni planetarie. Gli epos tradizionali vengono mescolati in un tutt’uno equilibrato, animato da personaggi ben tratteggiati nelle loro peculiarità.

Gli stilemi della narrazione di stampo nipponico sono rispettati sino in fondo: la tematica del viaggio; la voglia dell’eroe di intrecciare nuovi legami d’amicizia; il desiderio di sconfiggere il male; di conoscere ed esplorare l’ignoto senza mai dimenticare le proprie origini e gli alti valori che lo accompagnano.
Non solo: entrano con prepotenza anche tematiche molto attuali, come il rispetto per il pianeta e le creature che lo popolano e il dilemma morale sui modi di intendere la convivenza con le bestie selvagge.
Da un lato la mera uccisione o, al limite, una dominazione coercitiva assimilabile alla schiavitù; dall’altro un rapporto alla pari, lasciando loro il libero arbitrio. Insomma, la tramatura narrativa, pur non essendo troppo fitta, svolge comunque appieno, e senza cali di qualità, la sua funzione di sostegno e “amalgama” dell’imponente intelaiatura ruolistica che ci siamo trovati di fronte.

Monster Hunter Stories, infatti, mette talmente tanta carne al fuoco da rivaleggiare con i suoi fratelli maggiori. Trasformare un hunting game in un J-RPG con gameplay e combat system tutti nuovi: questa era la vera sfida per Marvelous. Il lavoro del developer nipponico, sotto questo profilo è stato encomiabile. Lungi dallo snaturare ciò che ha fatto grande la serie, questa “rivisitazione” l’ha arricchita di nuovi elementi, fornendoci una chiave interpretativa diversa, rendendola attraente e accessibile a tutti coloro che hanno sempre nutrito timore nell’approcciarla. Nuove feature di intersecano alla perfezione con quelle che i fan conosceranno bene. La forza di Monster Hunter Stories è soprattutto questa: essere un’opera “universale“. C’è sostanzialmente tutto ciò a cui gli appassionati sono abituati da anni.

L’esplorazione della vasta mappa di gioco ci porterà, anzitutto, a raccogliere materie prime con cui forgiare o potenziare l’equipaggiamento (ci sono anche le Missioni Fabbro, per ottenere armi e armature che avranno una qualità molto superiore rispetto a quelle in vendita) e oggetti consumabili (sempre se avremo sbloccato la relativa ricetta).
Altro aspetto non meno importante, possiamo anche portare a termine la vagonata di missioni secondarie (di grado crescente) che, a seconda dei casi, saranno di caccia; uccisione o raccolta.
Durante il nostro peregrinare, però, possiamo imbatterci nelle tane dei mostri (che saranno generate casualmente), al cui interno sono contenute le preziose uova, ovvero la chiave di volta dell’intera produzione. Rubandole (in molti casi troveremo il genitore a pattugliare il nido) e portandole al compagno Felyne addetto alle scuderie possiamo schiuderle e, grazie alla Pietra del Legame, il nascituro entra a far parte della nostra squadra. Ogni Monstie (questo il nome scelto per i nostri nuovi compagni) possiede un diverso grado di rarità; abilità differenti e può essere gestito come meglio crediamo, persino rimettendolo in libertà in caso non fosse di nostro gradimento. Ne possiamo portare con noi solo alcuni, mentre gli altri ci attenderanno pazienti nelle scuderie. Proseguendo nell’avventura le opzioni di personalizzazione aumentano consentendoci, ad esempio, di assemblare inviare in esplorazione una squadra di Monstie che si occuperanno di raccogliere in automatico risorse. Non solo: grazie a un particolare rituale sciamanico abbiamo la possibilità di modificare addirittura il patrimonio genetico delle nostre creature, trasferendo i geni da un Monstie all’altro. In questo modo il ricevente acquisisce particolari bonus e potenti abilità inedite.

La corretta gestione dei nostri amici bestiali è, ovviamente, un’attività propedeutica per tutto ciò che ci attenderà al di fuori dei luoghi sicuri, ovvero una quantità incalcolabile di scontri. Non era facile costruire da zero un combat system che potesse coniugare il vecchio e il nuovo. I ragazzi di Marvelous hanno optato per la rivisitazione di un sistema turn based che ha permesso di sfruttare appieno il peculiare legame tra il nostro Rider e i Monstie al suo fianco. Se, nel corso della nostra anteprima il sistema non ci aveva convinto appieno, passare decine di ore in compagnia del titolo ci ha fatto ricredere. Proseguendo nell’avventura gli scontri, soprattutto contro i boss, si sono rivelati divertenti, soddisfacenti e – in alcuni casi – molto impegnativi. Il nostro eroe scende nell’agone, anzitutto, con la fida sacca da battaglia. Questo è un oggetto assai importante in quanto rappresenta l’unico inventario da cui è possibile attingere durante lo scontro; per questo è fondamentale modificarla con costanza e mantenerla piena di consumabili utili. Inoltre, ad accompagnarlo c’è sempre un Monstie.

Quest’ultimo può essere cambiato al volo con un altro componente della squadra, nel caso la situazione lo richieda. La fase d’azione ci viene presentata sotto forma di morra cinese. All’inizio di ogni turno dobbiamo scegliere tra uno dei tre attacchi a disposizione: Potenza, Tecnica e Velocità. Il primo batte il secondo; quest’ultimo ha la meglio sul terzo e così via. È necessario prevedere gli attacchi avversari e studiarne le caratteristiche per avere la meglio e causare danni maggiori. Infliggendo danni alla bestia nemica si guadagnano punti Legame, i quali si accumulano nell’apposito ciondolo. Una volta riempito, la forte simbiosi ci permette di salire in groppa del nostro sodale ferino e produrci in attacchi speciali che causeranno maggior danno, se faremo salire ulteriormente il livello di carica. La battaglia prevede anche attacchi combinati e rapidi testa a testa che avviano una fulminea sessione di button mashing. Il potere di cui dispone l’eroe, però, ci consente di utilizzare la mistica pietra per ordinare all’alleato di utilizzare le proprie abilità speciali; oppure sfruttare quelle dell’eroe che varieranno, a seconda dell’arma equipaggiata. Ciò, purtroppo, andrà a diminuire la barra del legame, impedendoci così di lanciare il devastante attacco speciale combinato. Occorre dunque pensare attentamente a ogni mossa, per uscire vincitori. Tale inedita componente tattica dona un buon grado di varietà e riesce, con nostra sorpresa, a disinnescare il rischio che le fasi di scontro possano risultare sin troppo ripetitive.

Come abbiamo anticipato all’inizio della nostra lunga disamina, il team di sviluppo ha deciso di cambiare registro rispetto alla saga principale anche per ciò che concerne la veste grafica. Lo stacco è evidente, ed è la prima cosa che balza agli occhi. La particolare virata stilistica, caratterizzata da tratti cartooneschi e leggeri, ha ricevuto critiche provenienti da più fronti. In realtà essa non solo appare perfettamente adatta al mutato registro, ma riesce ad essere anche fresca e molto attraente, non solo per i neofiti ma anche per i fan di lungo corso. L’esplosione cromatica, impreziosita dalla tridimensionalità e da un design particolarmente ispirato dei Monstie, appaga lo sguardo e non ci lascia delusi.

Purtroppo, però, ci troviamo a dover segnalare alcuni scivoloni sotto il profilo tecnico. In diverse occasioni, ad esempio, abbiamo riscontrato cali di frame rate poco giustificabili. Inoltre, difficoltà abbastanza strana e fastidiosa (l’hardware da noi utilizzato è un New 3DS XL), i modelli poligonali di alcuni NPC e – talvolta – dei mostri allo stato brado, vengono caricati con un po’ di ritardo, mettendoci di fronte ad anonime sagome blu per uno o due secondi. A parte queste spigolature, comunque, tutto funziona a meraviglia, compresa la splendida soundtrack, arrangiata in maniera impeccabile dai compositori storici della saga. Infine, a chiusura di questo percorso, vogliamo ricordare che l’incredibile mole contenutistica di Monster Hunter Stories è destinata ad ampliarsi ulteriormente grazie a update regolari che porteranno in dote nuove missioni e al comparto multiplayer competitivo. Questa feature, in sostanza, ci permette di sfidare gli amici o avversari online all’ultimo Monstie.

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