Super Chariot Recensione: il colorato platform del team Frima giunge su Switch


Mancava soltanto Nintendo Switch all’appello degli hardware felici di ospitare Chariot, platform dello studio canadese Frima ormai in circolazione dal 2014. Va detto che una versione per Wii U del titolo già esiste, ma, dato l’insuccesso commerciale della console, non dubitiamo ci siano ancora dei fan della grande N ai quali questo Super Chariot possa effettivamente far gola. Anzitutto perché si tratta di una “edizione definitiva” di Chariot, che cioè include nel pacchetto, oltre all’opera originale, anche il cosiddetto Royal Gadget Pack, DLC comprensivo di un ulteriore personaggio giocabile e di cinque nuovi oggetti bonus. E poi perché, a dispetto di un look cartoonesco e pacioccone, siamo dinanzi a un indie dalla personalità chiara e decisa, sotto certi aspetti persino in grado di rinfrescare, nel suo piccolo, un genere notoriamente restio al cambiamento.

Il Re è morto. La sua salma adesso giace all’interno di un carretto in legno che la Principessa e il suo fidanzato hanno mosso fino al sepolcro costruito per assicurare all’ex regnante un tranquillo sonno eterno. Ma è una struttura troppo volgare, tutt’altro che consona a celebrare la grandezza di un sovrano di tale levatura, tant’è che il fantasma del defunto non tarda a fuoriuscire dal carro e sgridare la figlia per aver avuto la malsana idea di lasciarlo in quel luogo. Bisogna trovare un’altra tomba, a costo di trascinare quel dannato mezzo di trasporto con le ruote fino in capo al mondo. Magari, perché no, racimolando un congruo numero di diamanti lungo il tragitto, cosicché a seppellire il corpo non sia del banale terriccio, ma strati su strati di pietre preziose.
Dalla premessa si passa subito ai fatti, per cui Chariot chiede di spingere il regale calesse attraverso venticinque stage pieni zeppi di tesori pronti per essere raggranellati, e di farlo senza perdere di vista il veicolo per più di cinque secondi, pena il respawn presso l’ultimo check point conquistato. Più facile a dirsi che a farsi. Per arrivare all’uscita di ciascuno stage è necessario inerpicarsi lungo superfici di ogni tipo: piane, scoscese, scalettate, ghiacciate, degradabili, sospese. Pur trovandoci nei lidi del platform game classico, è chiaro che il salto del personaggio, da solo, non basterebbe a sollevare il mezzo in certi frangenti, motivo per cui il nostro avatar di sangue blu può sempre contare su una lunga fune che, agganciandosi alle ruote del carro, permette di tirarlo a sé in qualsiasi circostanza.
Avrete intuito che la fisica, in Chariot, gioca un ruolo di assoluto rilievo, giacché sfruttare correttamente il peso del quattro ruote in relazione alle specificità ambientali del momento è determinante per superare certi ostacoli e avanzare nel percorso. Il titolo Frima è un continuo dover bilanciare la distanza tra protagonista e carrozzone. Distanza che si annulla quando il primo è a bordo del secondo, così da schizzare insieme spediti lungo le discese più ripide; e che si allunga o accorcia, a seconda dei casi, quando si tratta di affrontare superfici in salita, oppure di oscillare con il cordone a mezz’aria, o ancora di eseguire balzi tra piattaforme particolarmente a rischio di caduta. Cascare in un baratro, per altro, crea spesso più di un grattacapo, non solo in termini di trial & error, ma anche perché la pesantezza del carretto provoca rumore ad ogni scossone, il che tende a risvegliare degli esseri oscuri che non ci penseranno due volte ad assaltare il barroccio per rubare qualche gioiello. È possibile difendere il bottino grazie a un combat system estremamente basilare, incentrato soltanto sull’attacco con la spada o con la fionda, ma è comunque buona cosa agire sempre con una certa discrezione.

Se l’essenza ludica di Chariot diverte e funziona sostanzialmente bene, grande merito va soprattutto attribuito all’ottimo lavoro svolto dagli sviluppatori in materia di level design. Gli stage che compongono l’avventura sono infatti molto vari, disegnati all’interno di mappe piuttosto estese e ramificate tanto che il giocatore, per sviscerarne i micro-puzzle ambientali a dovere, viene esplicitamente chiamato a visitarle più volte, anche nel corso della normale progressione. Il pretesto per il backtracking è dato dalla presenza di un negozio che rifornisce il PG non solo di alcuni oggetti a cooldown, ma anche di arnesi per il carro – la torcia e le gomme da neve, tra gli altri – senza cui risulta impossibile esplorare determinate porzioni dei setting. Tutto ciò si traduce in decine e decine di ore di gioco potenziali, sostenute da un replay value quantomeno interessante.

Va precisato che, per tutte le ragioni sopraccitate, Chariot si fa giocare davvero piacevolmente in single player. Sta di fatto che, nel continuo viavai fra i livelli, è impossibile non notare alcuni sentieri che risultano essere intransitabili nel caso in cui si decidesse di affrontare la sfida in solitaria. È una scelta di game design lecita ma controversa, poiché pone l’accento su come l’opera sia stata concepita per essere apprezzata al cento per cento solamente se fruita in compagnia di un secondo videogiocatore. È un tratto sicuramente peculiare per una produzione di questo genere, laddove, d’altro canto, farà senz’altro arrabbiare quei completisti che non potessero contare sulla disponibilità ricorrente di un “compagno di scarrozzata” in carne e ossa.

Decretata la predilezione del prodotto per il gioco di squadra, bisogna ammettere che Super Chariot sia probabilmente la versione più adatta a usufruire del platformer di Frima nella forma che gli sviluppatori hanno fatto chiaramente capire essere la privilegiata. Qui più che mai le funzionalità di Nintendo Switch si rivelano infatti estremamente consone al tipo di esperienza offerta. La comodità di collaborare anche in modalità tabletop, magari con un mini-controller a testa, è sinceramente impagabile, dato poi che il software sembra fatto apposta per girare sullo schermo a 6 pollici dell’ibrida di Kyoto.

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