Nights of Azure 2: Bride of the New Moon Recensione


Cavalcando l’onda del successo ottenuto dai recenti episodi della saga Atelier, invero sempre maggiore, persino in Occidente, lo sviluppatore Gust Corporation si è cimentato negli ultimi anni con una sfilza di JRPG abbastanza atipici e dal profondo comparto ruolistico. Uno degli esempi più eclatanti è quel Nights of Azure approdato nel vecchio continente poco più di un anno fa, il quale proponeva ai giocatori una tenera storia romantica post-adolescenziale a tema “yuri” (termine giapponese che nella cultura otaku viene utilizzato per indicare relazioni omosessuali fra donne o ragazze molto giovani), sorretta tuttavia da un’impalcatura ludica confusa e affetta da un soporifero quanto inesistente livello di difficoltà. Una produzione che, a ragion veduta, definimmo sì originale, ma promossa solo a metà.
Proposto come terza ed ultima pare del Gust Bishojo Matsuri (o Beautiful Girls Festival, se preferite), che quest’anno ci ha visti impegnati con l’immenso Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey ed il deludente Blue Reflection, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon è la risposta di Gust e Koei Tecmo Games ai feedback negativi raccolti a cavallo fra il 2015 ed il 2016 dal primo episodio. Dopo aver trascorso gli ultimi giorni in compagnia delle (molte) affascinanti figure femminili dalle generose rotondità che caratterizzano il prodotto, abbiamo constatato come il titolo ricicli le tematiche del capitolo originale, prestando allo stesso tempo una maggiore attenzione a un comparto tecnico che nel precedente episodio accusava a gran voce le limitazioni imposte dalla natura cross-gen del progetto. Sarà riuscito il connubio nipponico a centrare finalmente il bersaglio? Scopriamolo di seguito.

Come accennato nella nostra introduzione, il comparto narrativo alla base di Nights of Azure 2: Bride of the New Moon ricalca nella sua totalità la struggente storia raccontata nel precedente episodio. Sono già trascorsi diversi anni dal termine della sanguinosa corsa contro il tempo che visto Arnice, originale protagonista della saga, lottare contro i Demoni ed il Night Lord per sventare la venuta della notte perpetua e scongiurare il sacrificio dell’amata Lilysse.
Una nuova minaccia, tuttavia, rischia di far sprofondare nuovamente il mondo nelle tenebre più oscure: il risveglio della temibile Moon Queen, un essere paragonabile al Night Lord appunto, minaccia di completare l’opera iniziata dal proprio predecessore.

La Curia, ordine religioso che difatti rappresenta l’ultimo baluardo dell’umanità, incarica dunque la feroce Aluche di scortare la Sposa del Tempo, una fanciulla dotata di grandi poteri spirituali, al cospetto del nuovo nemico affinché la sua immolazione possa sigillare e rinviare ancora una volta l’apocalittico pericolo da questa rappresentato. La vittima designata dal triumvirato che ora governa la Curia non è altri che la tenera Liliana, premurosa amica d’infanzia della protagonista che sembra nutrire nei suoi confronti un sentimento ben più profondo e complesso dell’amicizia.
Se, fin qui, la trama potrebbe provocare al giocatore un’irritante sensazione di déjà vu, il canovaccio narrativo imbocca un sentiero alternativo ed imprevedibile quando Aluche, anziché obbedire al gravoso ordine ricevuto, affronta in battaglia la Moon Queen e vi rimane uccisa già nella prima mezz’ora di gioco, per poi essere resuscitata subito dopo attraverso il sangue dell’ormai leggendario mezzodemone che sconfisse il Night Lord: la nostra Arnice. Tornata nel mondo dei vivi attraverso una pratica sperimentale ancora imperfetta, Aluche si scoprirà ora dotata di inimmaginabili poteri demoniaci che spazieranno dalle abilità combattive alla facoltà di comunicare con le bestie, e soprattutto sarà in grado di percepire il tempo rimasto al genere umano prima che questo venga inghiottito dall’oscurità. Pur riprendendo con estrema precisione il concetto alla base del proprio capostipite, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon segue un percorso evolutivo piuttosto distinto, focalizzando principalmente la propria attenzione sulla drammatica situazione poc’anzi descritta e non sul rapporto fra due singoli personaggi. Certo, il legame che unisce Alusha e Liliana sarà esplorato magistralmente e giocherà un ruolo fondamentale nel complicato intreccio narrativo, ma la presenza di altre sei ragazze, purtroppo non tutte ben caratterizzate, ha evitato che il gioco cadesse anche questa volta nel baratro rappresentato dagli interminabili dialoghi prolissi e a sfondo amoroso che affliggevano oltremodo il primo episodio, e soprattutto ne smorzavano il ritmo.

Anche a livello ludico, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon prende in prestito la struttura del precedente capitolo e ne lima molte imperfezioni, restituendo al giocatore un’impalcatura più frizzante e divertente. Ma andiamo con ordine. Fatta eccezione per il breve prologo, ciascuno dei sette capitoli di cui si compone la trama ha inizio nell’Hotel Eterna, un’immensa struttura in mezzo al nulla, e dimenticata dal tempo, che farà da HUB principale alle nostre eroine. Al suo interno troviamo infatti una spaziosa Lobby col save point, un negozio dove acquistare oggetti consumabili e potenziare l’equipaggiamento, la stanza dove far riposare la protagonista fra una scorribanda e l’altra, e persino una piscina in cui le ragazze terranno spesso discussioni a sfondo comico, quando non romantico, utili ad approfondire una caratterizzazione purtroppo opzionale e non sempre adeguata. È dal nostro hotel, inoltre, che il party potrà raggiungere direttamente le varie località che, di tanto in tanto, compariranno sulla modesta mappa del mondo di gioco.

Se le funzioni dell’HUB appaiono grossomodo le stesse, il battle system è invece l’aspetto ludico più mutato nel passaggio dal primo al secondo episodio del franchise. Oltre ai classici attacchi fisici di potenzia media ed elevata, concatenabili per dar vita a combo sempre più lunghe ed efficaci, Aluche si accompagna in battaglia di due serventi (contro i quattro di Arnice) ed una compagna umana. Scelti a discrezione del giocatore fra quelli sbloccati nel corso della vicenda, i famigli, già presenti nel primo Nights of Azure, non sono che piccoli demoni perlopiù dotati di poteri elementali che partecipano attivamente alle battaglie, attenendosi alla strategia impostata attraverso la croce direzionale: questa offre difatti quattro diversi approcci bellicosi da alternare rapidamente in base alla situazione o al nemico ingaggiato. L’utente potrà infatti scegliere se concentrare il fuoco su un singolo nemico, se impiegare i serventi contro avversari diversi dal proprio, oppure ancora avrà la facoltà di utilizzarli come unità di supporto. Ma se in passato i famigli si dividevano in due categorie, una votata all’attacco, l’altra alla guarigione o appunto al supporto dell’eroina principale, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon vede l’esordio di una terza e atipica tipologia che sostituisce le trasformazioni corporee sfoggiate al tempo da Arnice. Attraverso la pressione dei grilletti del joypad, i nuovi serventi qui definiti “Striker” possono difatti trasformarsi in armi di natura diversa che alterano il moveset di Aluche e risultano particolarmente efficaci contro determinate tipologie di avversari: se la ragazza è equipaggiata di default con una poderosa spada a una mano, i vari Striker possono invece trasmutarsi per qualche tempo in lance, spadoni, tridenti, e così via, offrendo di volta in volta un set di combo sempre diverso ed una ventata di novità di cui il gameplay aveva bisogno.

La novità più riuscita del pacchetto è però rappresentata dalle Lily: le compagne che Aluche porta con sé sul campo di battaglia. Ad ogni missione può infatti partecipare almeno una combattente umana, la quale, oltre ad attenersi alla medesima strategia impostata ai serventi, offre ad Aluche ben cinque attacchi extra. Chiamati Double Attack e Revenge Attack, i primi due sono invero automatici e si verificano rispettivamente quando le fanciulle prendono di mira lo stesso nemico o quando l’una assale l’avversario della partner; ogni quattro utilizzi dei suddetti, inoltre, le ragazze possono attivare l’abilità chiamata Double Chase per unire le forze e scagliare un potente attacco che coinvolge tutti i nemici circostanti. Ogni volta che si verifichi uno dei suddetti attacchi, sia il legame fra i personaggi che la tensione sul campo di battaglia crescono dunque di un punto, andando a riempire progressivamente un’apposita barra che, una volta colma, permette di utilizzare l’abilità speciale detta Lily Burst: un devastante attacco ad area che prende di mira tutti i nemici presenti nel vasto raggio d’azione della skill, qui indicato da un ampio cerchio giallo. L’ultimo attacco extra, detto semplicemente Active Skill, può infine essere utilizzato solo una volta e garantisce ad Aluche un effetto che varia in base alla partner selezionata. Per esempio, la bionda Ruenheid le conferirà di volta in volta uno scudo non solo in grado di azzerare i danni riportati, ma anche di ripristinare gradualmente gli HP persi.
Rispetto al primo Nights of Azure, anche la crescita di serventi e personaggi è stata molto rivisitata: mentre il livello delle partner sale automaticamente dopo ciascuna escursione, in base al numero di nemici eliminati, quello di Aluche va aumentato manualmente attraverso un’apposita struttura celata nell’HUB. In questa particolare stanza, la ragazza deve infatti, di tanto in tanto, sottoporsi a brevi sessioni di “manutenzione” affinché il sangue azzurro accumulato sul campo di battaglia venga purificato. Attraverso questo sistema, inoltre, non aumentano solo le statistiche base del cavaliere, ma anche la sua capacità di rimanere sul fronte per lunghi lassi temporali: se all’inizio il corpo di Aluche le permetterà di combattere per non più di nove minuti, il costante aumento di livello ne estenderà la resistenza e le darà accesso ad un intricato albero delle skill che offre miglioramenti alle statistiche, resistenze agli stati alterati, e bonus vari.

Se, infine, il gioco precedente era caratterizzato da una difficoltà inesistente, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon presenta tre diverse opzioni selezionabili nel menu delle impostazioni, e soprattutto introduce un’inedita funzione che, se sottovalutata, può portare ad un prematuro game over. Dal momento che Aluche dovrà riposare dopo ogni missione, affinché il suo corpo semi-demoniaco ritrovi le forze, il passare dei giorni indicato dalle fasi lunari rappresenterà il tempo limite a disposizione del giocatore per completare ciascun capitolo: qualora in cielo appaia infatti la luna nuova, la partita finirà prematuramente e il giocatore potrà ricominciare da capo il capitolo fallito. Di conseguenza, se le battaglie risultano ancora una volta abbastanza semplici e rapide, l’ostacolo rappresentato dalla limitazione temporale costringe il giocatore a scegliere con cura ciascuna azione, soprattutto qualora si vogliano tentare le non poche missioni secondare mancabili. Un po’ quello che succede nella serie Atelier, dopo l’unico vero nemico del giocatore è spesso il fattore tempo.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, Nights of Azure 2: Bride of the New Moon ci ha lasciati un po’ perplessi. Se sul versante prettamente artistico si registrano netti miglioramenti, soprattutto per quanto riguarda le texture ed i modelli poligonali, le cui animazioni appaiono più armoniose, il framerate a 60 FPS del primo gioco ha inspiegabilmente lasciato il posto ai 30 FPS del secondo, il quale accusa spesso dei fastidiosi cali nel bel mezzo degli scontri più concitati. A risollevare le sorti della produzione ci pensano comunque l’ottimo doppiaggio in lingua giapponese, forte di interpreti vocali dalle indiscusse abilità recitative, e una colonna sonora d’impatto, che ben si amalgama ai toni nella narrazione ed accompagna con delicatezza i momenti più “intimi” e romantici delle varie eroine, le quali, dietro la maschera indossata in battaglia, nascondono spesso un lato fragile e tenero.

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