GRIDD: Retroenhanced Recensione


È una bella parentesi dello sviluppo indie nostrano, quella di GRIDD: Retroenhanced. Sorta di reboot di GRIDD, piccola serie shooter nata su dispositivi mobile, il titolo è di fatto il primo progetto del gruppo milanese Antab Studio, tre ragazzi – Andrea Tabacco, ovvero colui che ha ideato GRIDD, e in più Lara Gianotti e Andrea Riccardi – che, sulle fondamenta di quel concept, hanno deciso di costruire qualcosa di decisamente più consistente. Nella fattispecie, un videogame che si ispira in maniera manifesta a un certo filone dell’entertainment audiovisivo anni Ottanta: quello degli hacker, dei viaggi lisergici fra le stringhe di codice e delle luci al neon, che è tornato tanto in voga in tempi recenti e che non sembra voler smettere di accendere gli animi di chi suole campare a pane e nostalgia. Prototipo dopo prototipo, l’opera ha convinto persino lo staff di Microsoft, tanto da entrare infine a far parte del programma ID@Xbox, che a tutt’oggi ne sta supportando la pubblicazione. Del gioco, se ricordate, avevamo già iniziato ad accennarvi quando si trovava ancora in fase beta, con gli Antab intenti a promuoverlo tra eventi e fiere di settore. Ora che è su Steam e Humble Store, quasi pronto a sbarcare anche su Xbox One, è però arrivato il momento d’inforcare definitivamente la strada per questo roboante mondo simulato e parlarvi del prodotto nella sua forma finita.

Prima di tutto è giusto fare una panoramica su cosa ci attenda una volta varcato l’ingresso di GRIDD: Retroenhanced, sebbene il mood dell’esperienza emerga piuttosto chiaramente da qualsiasi elemento vi graviti attorno, dai trailer ritmicamente accattivanti agli sfolgoranti screenshot, dalla schermata iniziale tutta fulmini e saette a un menù impostato come fosse quello di un classico coin op. Si parte dalla Modalità Arcade, che consente d’impratichirsi con la formula di gameplay sfruttando un canovaccio narrativo piuttosto elementare. Messo alla guida di una navicella a forma di cursore, l’utente è infatti chiamato a violare un mainframe incattivito, nominato appunto GRIDD, che, dal canto suo, farà di tutto per impedirgli di portare a termine la missione. Lungo la pista, un percorso sinuoso sospeso in un cyberspazio tridimensionale, il navigatore dovrà quindi vedersela con forme geometriche più o meno distruttibili, fitte griglie laser, sentinelle sintetiche, e in più con lo stesso GRIDD, il quale, alla fine di determinate sezioni, si paleserà col proprio faccione poligonale per sbarazzarsi dell’intruso a suon di raggi perforanti sparati dagli occhi. D’altro canto, i comandi a disposizione di chi gioca sono soltanto due: quello per lo spostamento lungo gli assi – laddove l’astronave avanza frontalmente in automatico – e quello per crivellare di colpi qualunque cosa si muova. Siamo insomma nei territori tradizionali della competizione di stampo arcade, a cui, ovviamente, si aggiungono un po’ tutte le meccaniche comuni al genere. Ecco allora che la gara prevede uno score, che aumenta di pari passo non solo con la capacità di progredire nella corsa all’hacking, ma anche con quella d’intercettare i frammenti rilasciati a mezz’aria dagli ostacoli demoliti; ancora, la navicella può impadronirsi di certi power up al fine di aumentare il potere d’attacco o di munirsi di uno scudo, oppure ha la possibilità di guadagnare un “Continue” ogniqualvolta riuscisse ad aprire una delle backdoor che si palesano sul tracciato. Nella modalità in questione, il lavoro di Antab Studio inneggia al videogioco da cabinato perfino nei termini di una progressione la cui difficoltà comincia a farsi sentire – anche in modo abbastanza brusco – a partire da circa metà del viaggio, poco disposta a permettere di completare la sfida nel corso di un’unica run. In fondo, è sempre stato il bello di queste produzioni, che chiedono di affinare le proprie skill fallimento dopo fallimento, senza però consentire mai alla frustrazione di sovrastare il senso di competizione e divertimento.
Finendo la Modalità Arcade tutta d’un fiato, comunque, si sblocca la Modalità Endless, che è poi, a nostro giudizio, il vero cuore pulsante di GRIDD: Retroenhanced. Modalità il cui nome, tutto sommato, parla da sé: sempre a punteggio ma un po’ più incalzante della Arcade, la Endless pone l’utente di fronte alle situazioni affrontate in precedenza messe una di seguito all’altra, in quella che si configura come una tipica prova di resistenza dalla durata potenzialmente infinita. A differenza della modalità precedente, dove l’in-game segue degli step pressoché inamovibili, la Endless è l’occasione migliore per saggiare la bontà della generazione procedurale a cui il percorso è continuamente soggetto. Che è a sua volta un buon metodo per alleggerire la sfida di quel senso di ripetitività che, in esperienza di questo tipo, è una criticità che rimane sempre in agguato.

Pur nella sua estrema – e dichiarata – semplicità d’intenti, GRIDD: Retroenhanced possiede una carica ludica spropositata, derivante dalla stessa dote che è propria solamente dei migliori arcade: quella, cioè, di essere a dir poco assuefacente. Non è mai una questione scontata a prescindere, dato che, per ottenere un risultato del genere, è sempre importante riporre cura in una discreta mole di fattori che vanno al di là della naturale formula di gioco. Per esempio, il titolo vive di un ritmo davvero serratissimo e di dinamiche galvanizzanti che crediamo non sarebbero stati tali se GRIDD non avesse goduto del medesimo piglio coreografico che, pad alla mano, sa in effetti sprigionare all’atto di ogni run. L’incedere dell’astronave è difatti un volo incessante e indiavolato dove la camera virtuale, solitamente alle spalle del veicolo, non ha timore di osare ondeggiando di continuo, giocando di compensazione prospettica, esagerando con il grandangolo, il tutto senza quasi mai rinunciare alla fluidità generale dell’immagine a schermo. Semmai, si potrebbe avere qualcosa da ridire su come alcuni movimenti di macchina – forse eccessivamente “estremi” – siano gestiti dal software, non sempre impeccabile da questo punto di vista.

Capita infatti di ritrovarsi col proprio velivolo proiettato sullo sfondo quando diversi ostacoli sono invece in primo piano a coprire in parte la visuale, per cui destreggiarsi senza essere colpiti potrebbe risultare un tantino problematico. Degli altri elementi che fanno di GRIDD: Retroenhanced un’esperienza da cui è difficile staccarsi non ci soffermiamo troppo sull’estetica che ne fodera il tutto, tributo appassionato agli sci-fi “à la Tron” che chiunque può constatare anche solo dando uno sguardo ai filmati di gameplay e alle immagini promozionali. È invece più interessante evidenziare come l’opera di Antab Studio si faccia carico anche di una colonna sonora synthwave poderosa e decisamente conforme all’atteggiamento spaccone di tutte le azioni che si susseguono a video. Cortesia del compositore australiano Dream Fiend, che ha insomma saputo cogliere alla perfezione l’essenza di un prodotto che gli amanti del genere non dovrebbero proprio lasciarsi sfuggire.