Yoku’s Island Express Recensione: c’è posta per te


Yoku’s Island Express è un gioco di cui ti innamori a prima vista. In parte è merito del suo colpo d’occhio raggiante e colorato, di quello stile scanzonato che ricorda i cieli blu di Sega (e il suo porcospino) e i platform meravigliosi della scuola di Rare, incarnata ai giorni nostri da titoli come Snake Pass e Yooka-Laylee. Tuttavia quello che più conta, nella bidimensionalissima avventura sviluppata da Villa Gorilla, è l’idea portante. Yoku’s Island Express, difatti, mescola i giochi di piattaforme con una simulazione di flipper, e lo fa con una grazia tale da lasciare letteralmente sbalorditi. Non è solo l’originalità a tenere in piedi la produzione, ma una serie di trovate intelligenti e inaspettate, che tratteggiano uno dei prodotti più creativi e preziosi usciti dal settore dello sviluppo indipendente. Magistrale lezione di level design, divertita e divertente avventura che sa persino come improvvisarsi “metroidvania“, Yoku’s Island Express è una piccola sleeper hit che non dovrebbe mancare nella vostra collezione.

Il piccolo scarabeo Yoku arriva sull’isola di Mokumana armato di buone intenzioni, ruzzolando di buona lena la sua palla di marmo. Il suo compito è quello di sostituire il postino locale, pronto a godersi la meritata pensione. Nei primi istanti di gioco Yoku’s Island Express ci accoglie con le fattezze di un platform 2D, chiedendoci di far rotolare la marmorea sfera del protagonista lungo dolci declivi sabbiosi e al di là di collinette erbose.

Questo “primo contatto” con la produzione di Villa Gorilla ci convince anche della bontà dell’immaginario costruito dagli artisti del team, che hanno creato un’isola davvero deliziosa, piena di piccole creature stravaganti, alberi parlanti, strani insetti e misteriose statue in rovina. Che siano gli spazi ombrosi della Foresta del Gorilla o le placide distese della Zuccollina, costantemente avvolte da una luce ambrata e baciate dal tepore di una primavera eterna, o ancora i pendii innevati delle Cime d’Avorio, l’atollo di Yoku ci riserva una serie di scenari classici ma esuberanti, popolata da buffi personaggi e dalle loro antiche credenze.
Passano in ogni caso pochi istanti perché Yoku’s Island Express sveli l’altra sua faccia, la colonna portante del suo gameplay: ovvero la passione per il flipper, il “biliardino elettrico” che agli inizi degli ’80 non poteva mancare nei bar di periferia che volessero qualificarsi come tali. All’improvviso, di fronte all’industrioso coleottero ed alla sua biglia rotolante si presentano alette e pistoni, da attivare rigorosamente con i tasti dorsali del pad. Inizialmente non è nulla di complicato: uno stantuffo che spinge la palletta su una piattaforma sopraelevata, un respingente che la fa rimbalzare in un canale composto da un intreccio di radici, così che il piccolo Yoku possa lasciarsi trascinare verso nuove zone dell’isola. L’obiettivo del team pare insomma quello di inserire, all’interno della struttura di un platform classico, gli elementi meccanici del flipper, per fare in modo di sostituire ai tradizionali salti le spinte di pinne e “bumper“.
Di lì a poco scopriamo che Yoku’s Island Express fa in realtà molto di più, cercando di inserire al suo interno delle piccole tavole che sembrano uscite da un pinball virtuale. D’un tratto la nostra sfera cade all’interno di grandi incavi scavati nella roccia, conche naturali ricavate nella corteccia di un albero, grandi bacini idrici: e in questi frangenti il gioco si trasforma in un flipper in miniatura, proponendo insomma delle prove di abilità a base di lanci, rampe e rimbalzi.
A questo proposito è bene specificare che in questi momenti Yoku’s Island Express segue in maniera davvero rigorosa le logiche del pinball, senza far sconti. È possibile quindi che chi non ha mai giocato ad un biliardino virtuale (fosse anche l’indimenticabile 3D Pinball: Space Cadet fornito in dotazione con Windows Millenium Edition) possa trovarsi un po’ in difficoltà, obbligato a studiare le reazioni di ogni spinta, i rimpalli della biglia, e pure a sbattere la testa dieci, venti, cinquanta volte di fronte a quel lancio così difficile.

C’è da dire che il gioco tratteggia un percorso comunque graduale, in modo da non bloccare il giocatore con richieste troppo complesse, ma resta il fatto che se mal digerite le dinamiche del flipper, Yoku’s Island Express potrebbe risultarvi un po’ pesante. Di contro, se almeno una volta avete messo le mani su un Gottlieb (reale o virtuale che sia) rimarrete completamente estasiati dalle trovate del team di sviluppo. Ben presto imparerete non solo a superare le sfide che vi permetteranno di proseguire, ma anche a raccogliere i succosi frutti che spuntano quando attivate interruttori, respingenti e linguette girevoli. Sull’isola Mokumana i frutti fungono da preziosa moneta di scambio, utili sia per sbloccare pistoni altrimenti bloccati, sia per acquistare qualche oggetto dagli abitanti del villaggio. Ed eccola qui, un’altra delle sorprese di Yoku’s Island Express: oltre al flipper ed alle fasi d’esplorazione in stile platform, il gioco ha una struttura da metroidvania, con tanto di quest secondarie, incarichi opzionali, aree segrete e power-up da collezionare per sbloccare nuove abilità. In principio è una trombetta che permette di rompere qualche oggetto, poi tocca ad una sorta di aspiratore con cui acchiappare instabili lumache esplosive, per trasformare la sfera di Yoku in una bomba a tempo.

Di solito questi gadget hanno la loro utilità durante le fasi di esplorazione, ma in qualche caso influenzano anche il gameplay delle sequenze giocate tra alette e respingenti. Basta pensare, ad esempio, alla possibilità di colpire un distributore di lumache, infilarsi poi nella rampa in cui sono caduti gli scoppiettanti gasteropodi, così da assorbirli e sfruttarli per liberare un canale ostruito da una roccia.
Tra corde che ci permettono di roteare come fossimo in uno stage di Donky Kong Jungle Climber e pesci che ci insegnano a nuotare, la progressione di Yoku’s Island Express è piacevole e ben scandita, sempre pronta a dispensare qualche novità nel corso di tutta l’avventura. Attivando ronzanti sistemi di trasporto con cui spostarsi da un lato all’altro dell’isola ci troviamo ad esplorare in lungo ed in largo le zone dell’enorme mappa di gioco, tornando in aree già calcate alla ricerca di nuovi cunicoli, segreti e scorciatoie.
Che sia una boss fight particolarmente creativa o una “multiball” da gestire con attenzione, l’avventura riesce a sorprendere fin quasi alla fine. Paradossalmente è proprio la parte finale a perdere un po’ di mordente: in questa fase ci sarebbe stato bisogno di qualche tavola più elaborata e complessa, con strutture e meccanismi meno prevedibili. Anche la battaglia finale contro il “divoratore di dei“, misteriosa creatura che vuole assorbire la linfa vitale dell’isola, è insospettabilmente moscia e poco energica, confermando l’idea che il team avrebbe potuto architettare un chiusura migliore. Poco male: anche dopo i titoli di coda le cose da fare non mancheranno, tra sette segrete di monaci guerrieri, forzieri apparentemente impossibili da acchiappare, colorazioni extra per la sfera di Yoku (indispensabili per avere accesso a determinate aree).
Completare Yoku’s Island Express senza tralasciare neppure un’attività opzionale potrebbe tenervi impegnati per un paio d’ore ulteriori, dopo le sei necessarie al completamento dell’avventura. Un’impresa a cui, viste le indiscutibili qualità del level design e l’ottimo senso di progressione, vi dedicherete in maniera quasi naturale.