Yokai Watch 2: Psicospettri Recensione


Nonostante Switch vada a ruba ormai da mesi, il piccolo e coriaceo Nintendo 3DS non vuole proprio saperne di andare in pensione e godersi il meritato riposo. La console portatile a due schermi sta per salutare i giocatori occidentali con un sorriso, giustificato dalle produzioni in arrivo che, verosimilmente, porteranno alla dismissione dell’hardware entro la fine di quest’anno. Se fra queste è possibile elencare giochi ancora in sviluppo, come i prossimi Pokémon UltraSole e UltraLuna, i giocatori del Vecchio Continente avranno anche modo di recuperare alcuni titoli usciti anni fa nel paese del Sol Levante e soltanto adesso pronti ad esordire sul mercato europeo. Yo-kai Watch 2: Psicospettri, terza e “risolutiva” versione di Yo-kai Watch 2 dopo Spiritossi e Polpanime, è sicuramente fra i campioni di questa ultima orda pronta ad assalire gli scaffali dei negozi. Sarà la valsa la pena aspettare quasi tre anni?

Yo-kai Watch nasce nel 2013 come progetto multimediale ideato da quei geniacci di Level 5. Fra videogiochi, manga, anime, merchandising vario, ricchi premi e cotillons, le dispettose creature ispirate ai fantasmi del folklore giapponese ed adattate alla modernità da Akihiro Hino (Dark Cloud, Dark Chronicle, Professor Layton, Inazuma Eleven, Ni no Kuni… Insomma, non proprio l’ultimo arrivato) diventano in brevissimo tempo, lì in Giappone, un vero e proprio fenomeno di costume. Una mania paragonabile, con i dovuti distinguo e valori di scala, a quella che vent’anni dilagò attorno ai mostriciattoli di Game Freaks e Nintendo.

A quali fattori è dovuta tale isteria? Oltre al solito ottimo livello qualitativo delle produzioni Level 5, il gioco si basa attorno a quella meccanica da “catturali tutti” che riesce ormai da anni a fare breccia nel cuore dei giocatori dagli occhi a mandorla. Se a questa caratteristica si aggiunge una spiccata propensione all’esplorazione e al recupero di insetti, pesci e tanti altri elementi collezionabili, si capisce ben presto com’è stato possibile superare facilmente le tre milioni di copie vendute. Certo, in questi due decenni diverse software house hanno cercato di ricalcare il modello Pokémon, ma quasi nessuna IP è riuscita a sfondare. Yo-kai Watch, a differenza di tanti altri cloni mal riusciti, ha dalla sua una fortissima identità, sia narrativa che ludica, oltre che ad uno stile ed una direzione artistica per nulla banale – anche se piuttosto pigra per competere con Pikachu e soci. Andiamo quindi ad analizzare ognuno di questi elementi, per capire quanto Yo-kai Watch 2: Psicospettri possa valere il tempo ed il denaro dei lettori.

Yo-kai Watch 2: Psicospettri si apre con una sonora pernacchia indirizzata ai fan del primo capitolo. Una volta scelto l’aspetto dell’avatar, il gioco di Level 5 cancella in brevissimo tempo ciò che era accaduto durante il primo Yo-kai Watch: alcuni spiritelli malvaggi, infatti, ruberanno la memoria del/della protagonista prima ancora che il giocatore ne assuma il controllo, cancellando dalla sua mente tutti i ricordi di Whisper, Jibanyan e tutti gli altri Yo-kai.

Dovremo quindi ricominciare tutto daccapo, recuperando nuovamente lo Yo-kai Watch – lo strumento in grado di rendere visibili gli Yo-kai all’occhio umano, di poter interagire con questi e, non meno importante, richiamarli in battaglia – e accettare di subire cinque ore di gioco fin troppo tediose per chi si sia già interfacciato con un qualsiasi titolo della serie, ma altresì fondamentali per tutti i neofiti. Superato questo lungo tutorial, reso comunque piacevole dalla comicità dei siparietti e dei dialoghi ideati dagli sviluppatori giapponesi, Yo-kai Watch 2: Psicospettri entra nel vivo della narrazione, così come avevano fatto Spiritossi e Polpanime prima di lui. La storia dell’ultima produzione Level 5, per quanto semplicistica, sa appassionare e, nella sua piccola dimensione, colpire al cuore. Tramite l’espediente narrativo dei viaggi nel tempo, i giocatori potranno fare la spola fra la Valdoro del presente e quella di sessant’anni fa. È in questa dimensione temporale che il/la protagonista incontrerà il bambino che diventerà un giorno suo nonno, purtroppo già scomparso alla nascita del nostro alter-ego. Saremo chiamati a rimediare agli errori del passato, facendo in modo che le nostre azioni abbiano ripercussioni sul mondo umano del presente e su quello degli Yo-kai. Sullo sfondo delle nostre azioni, intanto, imperverserà lo scontro fra le due fazioni, quella degli Spiritossi e delle Polpanime. Se nelle prime due versioni di Yo-kai Watch 2 lo schieramento dei giocatori era stabilito dal sottotitolo stampato in copertina, in questo Psicospettri le cose andranno diversamente: avremo ben quindici nuove quest da affrontare in grado di ampliare la storia di Yo-kai Watch 2, così come, agli oltre 300 spiritelli già conosciuti in precedenza, andranno ad aggiungersi quindici nuovi Yo-kai con cui poter stringere amicizia. Sì, avete letto bene: stringere amicizia.

Per quanto piacevole nella sua divisione in “episodi” ed accompagnata da simpatici intermezzi comici, la componente narrativa non è sicuramente quella più riuscita in Psicospettri: tale titolo spetta alla fase esplorativa in primis e, in misura minore, al sistema di combattimento e di cattura dei vari spiriti. Sul primo ritorneremo fra poco, quindi concentriamoci su quanto concerne battaglie e affini. Il sistema di combattimento ideato da Level 5 è fra i più peculiari apparsi negli ultimi anni. La squadra è composta da sei Yo-kai, che vengono coordinati tramite lo Yo-kai Watch riprodotto sul touchscreen. All’interno dello Yo-kai Watch vanno disposte le varie medaglie con cui invocare i diversi spiriti. La disposizione è fondamentale, in quanto ogni battaglia vedrà tre dei componenti della squadra combattere in prima linea e altri tre aspettare il proprio turno in panchina. Ruotando la ghiera dell’orologio, è possibile cambiare in ogni momento i tre Yo-kai d’attacco, la cui posizione nei vari slot non deve essere sottovalutata: gli spiriti appartengono ad otto diverse tribù; posizionando due o poi Yo-kai della stessa tribù uno accanto all’altro, questi otterranno dei bonus come un aumento della velocità o della potenza d’attacco. Questo particolare battle system, però, pecca tantissimo in quanto ad interattività.

Gli Yo-kai hanno dalla loro quattro possibili azioni: c’è l’attacco fisico, c’è la magia elementale e c’è l’incanto, un tipo di mana utile a modificare le statistiche o a curare i propri compagni; la quarta azione è la Mossa Energimax, sostanzialmente l’attacco finale di ogni singolo Yo-kai. I mostriciattoli decidono in automatico quale attacco compiere e quando, secondo un sistema a turni del tutto casuale. L’unica azione che il giocatore può compiere, oltre al girare la ghiera per posizionare gli Yo-kai in attacco, è l’attivazione della Mossa Enegimax, che può essere scagliata solo dopo aver completato dei minigiochi meccanici e ripetitivi sul touchscreen.
Qualcosa cambia dal momento in cui l’utente entra in possesso di una versione migliorata dello Yo-kai Watch, in grado di poter attivare le Mosse Energimax M (che a conti fatti sono identiche a quelle standard) e di poter “pungere” i vari Yo-kai avversari. Se questo RTS all’acqua di rose può divertire i più piccoli grazie alla frenesia dei minigiochi, bisogna dire che un pubblico smaliziato rischierà di annoiarsi molto presto. La noia per i giocatori più esperti può sopraggiungere anche a causa del bassissimo livello di sfida che gran parte dell’esperienza di gioco offre: basterà mettere un paio di healer nelle due file di Yo-kai per potersi disinteressare delle lotte contro i nemici più deboli. Tale indifferenza, fortunatamente, non può esistere durante gli scontri con i boss, che riescono ad essere appaganti e decisamente divertenti, anche con i limiti già citati. Per quanto il battle system non trasmetta le stesse emozioni di una produzione Platinum Games o FromSoftware a caso, c’è da ammettere che allevare gli Yo-kai è un’attività decisamente sfiziosa. Così come i loro cugini, anche gli Yo-kai possono evolversi una volta raggiunto un certo livello. Ciò che cambia in Yo-kai Watch 2 sono le alternative possibili: gli spiritelli non solo possono cambiare forma, aspetto e dimensioni con l’evoluzione di livello, ma hanno anche la facoltà di essere fusi con diversi oggetti e con l’essenza di altri Yo-kai, andando ad ampliare le possibilità di sviluppo del proprio party.

Attenzione: estrarre l’essenza di uno Yo-kai significa distruggere la medaglia in grado di evocarlo, quindi bisognerà ripetere tutta la trafila della “richiesta d’amicizia”. Come detto in precedenza, gli Yo-kai non si catturano. Potremmo disporre dei vari spiriti in battaglia solo dopo che questi siano diventati nostri amici, donandoci di loro volontà la medaglia da inserire nell’orologio. Come si ottengono queste medaglie? Nel caso di alcuni Yo-kai, queste ci verranno concesse strada facendo per motivi di trama. Altri, invece, dovremo cercare di arruffianarceli regalandogli del cibo prima delle battaglie. Non che un singolo incontro sia sufficiente: bisognerà sconfiggere più e più volte un singolo Yo-kai prima che questi decida di concederci la sua fiducia, cosa che può rivelarsi parecchio fastidiosa durante le fasi di esplorazione che richiedono l’utilizzo di un determinato Yo-kai per poter proseguire.

Tutto questo gran parlare ci ha allontanato dal descrivere la vera arma in più della produzione Level 5: la fase esplorativa. Quella di Yo-Kai Watch 2: Psicospettri è una mappa semplicemente enorme, al punto da chiedersi come abbia fatto ad entrare in una cartuccia per 3DS. A questa vastissima dimensione va aggiunto il livello di cura che, come sempre nel caso delle produzioni di questa software house, è sintomo di una grandissima passione per il proprio lavoro. Valdoro, Campofiorito, Harrilandia, San Fantastico: le città, fittizie ma chiaramente ispirate ad un Giappone “di provincia”, sono tante e ognuna con il suo aspetto caratteristico. La possibilità di viaggiare nel tempo, poi, raddoppia le zone esplorabili, sostituendo i grattacieli del presente con i campi di riso del passato, tutte però con i loro segreti. Ogni angolo, ogni lampione, albero, automobile o pozzanghera può essere analizzato, scandagliato ed osservato alla ricerca di insetti, pesci, oggetti utili e finanche Yo-kai. Gli spiriti che danno il titolo al gioco, infatti, non si trovano nell’erba alta: bisognerà seguire le indicazioni del nostro radar e analizzare, lente alla mano, le zone in cui la lancetta ci suggerirà di fermarci. Gli Yo-kai, oltre al nascondersi fra i cestini dell’immondizia, i rami degli alberi e le ruote delle macchine, abitano anche i dungeon che saremo chiamati ad affrontare e dove gli spiriti possono vagare in tranquillità, senza bisogno di nascondersi (no, non ci sono battaglie casuali in Yo-kai Watch 2).

Da questo punto di vista, il titolo sa delicatamente adattarsi al suo pubblico di riferimento: oltre ai canonici boschi e grotte, in Psicospettri anche un vicolo cieco e buio può diventare un dungeon, trasformando l’esperienza di gioco in un’avventura urbana. Anche qui, però, non sono tutte rose e fiori: per quanto grandi, le città non hanno dei punti di riferimento facilmente individuabili, quindi è molto facile perdersi. Non aiuta la telecamera a volo d’uccello, fin troppo “vicina” al nostro avatar. Giunge in soccorso la mappa 2D presente sullo schermo inferiore e tutto sommato di facile lettura.
Se questi sono difetti minori, c’è da domandarsi chi abbia dato il nulla osta alle noiosissime, strazianti, lancinanti sezioni in treno: come già detto, quello di Psicospettri è un mondo vasto, definito da diverse città; il collegamento fra queste è su binari e non di rado dovremo salire su di un treno per spostarci. Ci si aspetterebbe una sorta di fast-travel, qualcosa che dia l’idea di uno spostamento senza rubare tempo prezioso alla sessione di gioco. Nella produzione di Level 5, invece, saremo obbligati a subire ogni singola fermata del treno, anche quelle che non hanno nulla da offrire se non una banchina su cui sgranchirsi le gambe. Fortunatamente, dopo qualche viaggio riusciremo a sbloccare i punti di teletrasporto, che torneranno decisamente utili.

Yo-kai Watch 2, nell’interezza delle sue tre versioni, offre anche una vasta scelta per ciò che riguarda il multiplayer. C’è chiaramente la possibilità di scambiare i propri Yo-kai con quelli degli amici, così come è presente una modalità PvP online.

Torna, in questo Psicospettri, anche il minigioco Yo-kai Watch Blasters, modalità in cui ogni utente veste i panni di uno spiritello in una sorta di Mystery Dungeon a base di gattini fantasma e demoni giapponesi da accoppare. Oltre alle mappe presenti nelle prime due versioni, Psicospettri può vantarsi di avere dalla sua Yo-kai Watch Blasters Psi, modalità di gioco riveduta e corretta con l’aggiunta di nuovi boss e mappe. Nel caso in cui non abbiate amici con cui giocare, non c’è nulla di cui disperarsi: anche in singleplayer l’avventura principale può essere spezzettata da alcuni intermezzi, come la ricerca delle Tane Yo-kai e degli Yo-kai Criminali, farabutti da consegnare alla legge del mondo fantasma.

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