Steep Road To The Olympics Recensione: la strada per le Olimpiadi di Pyeongchang


Tornare a solcare le montagne di Steep genera sensazioni contrastanti. Il genere aveva un urgente bisogno di un nuovo esponente, e lo sforzo di Ubisoft in fase di produzione e sviluppo è davanti agli occhi di tutti: immenso. Ma anche Steep aveva e ha ancora oggi, nonostante l’impegno del team, i suoi problemi, molti generati da questa suona natura ibrida e ingenua, composta da controlli semplificati all’inverosimile per offrire poi sfide estremamente difficili.
Capite il controsenso? In un gioco di snowboard (e sci, parapendio e tuta alare) non è la disciplina in sé ad essere protagonista (per dominare ogni mezzo di trasporto sono necessari pochissimi minuti) ma il minigioco che ne conseguirà. Sarebbe stato molto meglio volare più basso, evitando sequenze da agente segreto per offrire un sistema di controllo e una fisica più profondi, per raggiungere e magari superare il realismo scenografico che l’incantevole Steep sa offrire, anche se non in modo consistente. Una mancanza di focus di cui era vittima anche SSX 2012, e causata proprio dalla necessità di cercare un nuovo pubblico per una tipologia di giochi che, dopo i fasti a cavallo del millennio, ha lentamente perduto il fascino (e i numeri) di un tempo. IlSteep non diventerà mai un capolavoro, ma tra una patch e l’altra e un’espansione a sorpresa le cose sono moderatamente migliorate dall’ultima sciata che ci eravamo concessi.

Come con tutti i suoi titoli usciti nell’ultimo anno e mezzo, Ubisoft non ha mai mollato Steep al suo destino e ha continuato a supportarlo con nuovi oggetti, nuove sfide, nuovi tornei, col risultato che a distanza di un anno il gioco continua a dare l’impressione di essere straordinariamente vivo. Ma il principale motivo per tornare ad indossare tuta e scarponi è naturalmente l’espansione Road to Olympics con la quale Steep cerca di trasformarsi in un multievento quasi vecchio stile, un po’ più rigoroso sportivamente parlando, in modo da sfruttare la scia delle Olimpiadi invernali che inizieranno il 9 febbraio in Corea.
La parte più riuscita dell’espansione sono le attività secondarie sugli sci, con uno slalom gigante che riesce finalmente a infondere nel gioco quel realismo che molti bramavano fin dal principio. Bisogna però dire che gli sci sono sempre stati quelli riprodotti meglio in Steep, e infatti le cose non vanno allo stesso modo con uno snowboard ai piedi, quando è più difficile – ma non più divertente – raggiungere quella sorta di “flow” anche mentale che trasforma questo tipo di giochi in esperienze indimenticabili. Oltre a diverse sfide da affrontare liberamente, Road to the Olympics offre anche una modalità più lineare dove interpreteremo un astro nascente dello snowboard pronto a conquistare la gloria olimpica, ma solo dopo aver vinto una lunga serie di gare inframezzate da piccoli stralci di narrazione e un po’ di documentaristica, che spesso si avvarrà di campioni come Lindsey Vonn e Tony Ramoin, al fine di rendere la comunicazione più avvincente ed efficace.
Si inizia con i primi allenamenti sulle Alpi, si continua scivolando tra i picchi del Giappone, e si conclude alzando le medaglie al cielo tra le bianche piste di Pyeongchang tappezzate dai cinque cerchi olimpici. Quello proposto dalla modalità principale di Road to the Olympics è un percorso graduale e piacevole, che cerca di raccontare con efficiente garbo, senza quindi mai sembrare eccessivamente pomposo, l’importanza di un evento che può cambiare le vite dei singoli e, come successo già in passato, la storia geopolitica del mondo intero.

Peccato che questo racconto si limiti allo snowboard, che non sia possibile insomma assaporare la vittoria con altre attività invernali come lo sci per esempio, già presente nel gioco originale e qui confinato ad attività secondaria. Fortunatamente di nuove attività ce ne sono in abbondanza, e lo snowboard può anche contare sull’introduzione del Big Air, la vertiginosamente rampa che permette di effettuare trick “di nuova generazione”.

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