Shift Quantum Recensione: un puzzle platform dalle atmosfere Sci-Fi


Fishing Cactus è uno sviluppatore del quale gli appassionatissimi di produzioni indie potrebbero in qualche modo avere ancora memoria. È lo studio belga che due anni fa diede vita a Epistory: Typing Chronicles, titolo all’incrocio tra action e typing game che, al netto di qualche perdonabile magagna, rappresenta a tutt’oggi un prodotto prezioso per l’industry, uno di quelli capaci di andare oltre i limiti del “già visto” in nome dell’originalità e della voglia di sperimentare con il linguaggio videoludico. È chiaro che un precedente così particolare carichi le opere successive di un team di un’aspettativa non da poco. Per fortuna Shift Quantum, retaggio di una serie di giochi in flash nata nel 2008, giunge oggi su PC e console da salotto con un carattere evidente già dalle premesse, che poi, pad alla mano, non fa altro che confermare le buone sensazioni avvertite in principio.

Avviare Shift Quantum significa ritrovarsi catapultati all’interno di Axon Vertigo, un sistema di sperimentazione cerebrale creato per aumentare il livello di felicità dei propri utenti tramite particolari sessioni ludiche vissute in terza persona. Noi impersoniamo il soggetto 32763, un uomo dal lungo cappotto “à la Neo di Matrix” che sembra legato a doppio filo all’esperienza di un’altra avatar, una bambina con una sciarpa gialla che il Nostro scorgerà sovente lungo il suo cammino, senza però che il sistema permetta ai due di congiungersi.
Lasciando perdere l’aspetto narrativo (non per pigrizia, ma perché non si spinge oltre queste poche informazioni fino all’ultimo stage), cosa vuol dire immergersi in Axon Vertigo? O, per farla ancora più semplice, in cosa consiste effettivamente la ricetta alla base di Shift Quantum? Il gioco si compone di svariati stage che altro non sono se non dei setting in 2D di forma quadrata, al cui interno il personaggio deve raggiungere una porta d’uscita di volta in volta situata in una posizione specifica, sempre diversa a seconda della disposizione degli elementi interni al livello. Anche se non vengono visualizzate come tali, le ambientazioni sono da intendersi come delle ideali scacchiere – o meglio, dei cubi di Rubik bidimensionali – entro cui ogni movimento del personaggio, che sia un passo o un salto, equivale a muoversi da una “casella” a quella anti, retro o soprastante, in maniera comunque sempre molto fluida, come se si avesse a che fare con un platformer classicissimo. Fin qui nulla di trascendentale, se non fosse per la vera peculiarità che differenzia Shift Quantum dalla stragrande maggioranza delle esperienze dello stesso genere, ossia la meccanica del cosiddetto “Shift“. In sostanza, ogni superficie solida (che sia una piattaforma o un ostacolo) nasce dall’accostamento di quadrettoni di colore nero che il nostro alter ego può calpestare o scavalcare, scorrazzando liberamente attraverso all’area bianca tutta intorno che, viceversa, rappresenta lo spazio vuoto percorribile. Basta però che il giocatore tiri un pugno al suolo – alla sola pressione di un tasto – affinché lo scenario si capovolga di centottanta gradi, divenendo letteralmente speculare a quello iniziale. Ad azione effettuata nero e bianco si invertono, il quadro muta in una sorta di negativo del precedente e il protagonista, traslato direttamente sul piano opposto all’originale, diviene capace di camminare attraverso tutte quelle zone che prima risultavano compatte, quindi non penetrabili.

Banalmente parlando, Shift Quantum è tutto qui: un continuo dentro e fuori due dimensioni contrapposte al fine di trovare la giusta via per arrivare al portale che conduce allo stage successivo. Quello che fa la differenza, in un’esperienza così fortemente orientata a un puzzle solving di tipo ambientale, è ovviamente il level design. E in questo senso ci fa piacere anticipare che i Fishing Cactus, ancora una volta, abbiano colto nel segno.

In fondo abbiamo pur sempre a che fare con un esperimento che vive di un’unica meccanica portante, la quale, per quanto ben declinata in termini di gameplay, a nulla servirebbe senza il supporto di un design dei puzzle fatto a regola d’arte. Fortuna vuole che Shift Quantum si distingua proprio nella costruzione degli ambienti, proponendo delle sfide di difficoltà crescente studiate per accompagnare il giocatore nelle logiche dello Shift in modo morbido e graduale. Si parte con prove in cui lo scambio tra le due dimensioni non prevede pratiche diverse dall’individuare semplici sporgenze o scalini cesellati nel bianco o nel nero, finché all’equazione non si aggiungono pian piano spuntoni mortali, blocchi movibili, flussi d’aria unidirezionali, interruttori per l’apparizione o sparizione di altre strutture e persino pulsanti che ruotano il setting di novanta o più gradi, oltre a qualche collezionabile di poco conto. I rompicapi sono numerosi e ben differenziati, conseguenza dello sfruttare un layout minimale – ma dal colpo d’occhio gradevole – che suggerisce una certa duttilità ai fini di editing.

Tant’è che Shift Quantum, in effetti, prevede anche un vero e proprio editor dei livelli molto semplice, che consente agli user più estrosi di dare sfogo alla propria creatività ed eventualmente condividere le proprie creazioni con tutta la community – sebbene ad oggi su Steam, a onor del vero, di stage generati dagli utenti ce ne siano davvero pochissimi. Basta comunque l’ottima fattura dei livelli assemblati dagli sviluppatori a consacrare l’opera Fishing Cactus come un gioiellino di genere, che sulla lunga distanza rischia di perdere un pizzico di appeal solamente per quel che concerne il suo aspetto scenografico, nient’altro che il reiterarsi infinito di un unico sfondo dallo stile tecno-futuristico palesemente ispirato all’iconografia di Blade Runner. Anche sul piano del sonoro la varietà non riesce a raggiungere gli stessi traguardi conquistati sul fronte ludico, benché i pochi brani elettronici a tema sappiano senz’altro fungere da buon accompagnamento alle gesta del videogiocatore di turno. Da segnalare, infine, la presenza di una manciata di bug in cui è possibile imbattersi nel corso della campagna: nulla di compromettente, né di impossibile da risolvere con l’arrivo di qualche patch futura.

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