Laika 2.0 Recensione: una scimmia al servizio del KGB


Anche a volersi impegnare per trovare tutti i videogiochi ispirati alle (dis)avventure di Laika, la cagnolina randagia “cosmonauta” per conto dell’Unione Sovietica nel 1957, a stento si riuscirebbero ad occupare tutte le dita di due mani. Si potrebbe iniziare citando Planet Laika, opera sviluppata da Quintet e Zeque e pubblicata nel 1999 su PlayStation da Enix: si tratta di un titolo che, oltre a trattare il tema del disturbo dissociativo dell’identità, annovera tra i suoi personaggi molte figure dalle sembianze “canine”, chiaro riferimento alle vicende della succitata astronauta. Potremmo poi continuare con The Sun at Night, in cui la protagonista è proprio una rediviva Laika, questa volta corazzata ed armata fino alle zanne.
Proseguendo in questa ricerca un po’ stramba si incontrano poi piccoli, splendidi esperimenti come il Laik di Cameron Kunzelman e Tara Ogaick, o ancora il semi-sconosciuto Space Adventure Laika, una vera e propria perla con un paio di intuizioni decisamente notevoli.

Al novero di titoli sopracitati si aggiunge anche un’opera arrivata recentemente su Steam, dopo circa due anni di sviluppo: ci riferiamo a Laika 2.0, realizzata dall’esordiente Studio Albatros, un piccolo team formato principalmente da studenti del Politecnico di Milano.
Il gioco ha delle premesse alquanto curiose, dal momento che il giocatore si ritrova a vestire l’agile pelliccia di una scimpanzé, addestrata dall’URSS come nuovo strumento animale da utilizzare in una Guerra Fredda combattuta a colpi di informazioni riservate e macchinosi piani segreti. La “cagnolina” dello spazio versione 2.0 è pronta ad impiegare le migliori tecniche di infiltrazione stealth per compiere la propria missione, attratta dal richiamo di dolci, succulente banane…

Contribuisce al fascino del prodotto, oltre al suo interessante stile visivo, anche la piacevolissima impressione di trovarsi davanti alla traduzione videoludica della copertina di Laika Come Home, quel disco in cui gli Spacemonkeyz remixano i primi Gorillaz. Insomma, una volta avviata l’avventura, ci viene subito voglia di arrampicarci a destra e a manca.

E in effetti il salto e l’arrampicata sono le prime due arti da apprendere per cavarsela in questo mondo bidimensionale: tuttavia, ben presto, impareremo nuove tecniche fondamentali con cui superare i tanti ostacoli che si frappongono tra Laika 2 (il nome della scimmietta) e una bella ricompensa in banane, ossia il gustosissimo premio per l’ottimo lavoro svolto: accanto alla più immediata possibilità di abbassarsi e rotolare in giro per gli scenari, infatti, l’acrobatica protagonista ha alcuni assi nella manica davvero niente male. Uno di questi è sicuramente la capacità di creare un’immagine mentale di sé tramite un’astrazione, che consente l’interazione con oggetti altrimenti fuori portata. Gli allenamenti intensi ed intensivi hanno evidentemente dato i loro frutti, rendendo la scimpanzé una creatura in grado di infiltrarsi nelle basi nemiche come nessun altro.
Tali abilità si traducono in una serie di stage (dieci, per l’esattezza) nel quale ad aumentare non è solo la difficoltà, ma anche la quantità di trappole e nemici, il cui unico scopo è sparare a tutto ciò che si muove e respira. La struttura a livelli è piuttosto tradizionale: un breve video introduttivo, fatto di immagini statiche e semplici didascalie, racconta in modo essenziale ed asciutto tutti gli avvenimenti, dopo di che ci si tuffa subito nell’azione. Appena entrati nell’area ci viene proposta una “conversazione” tra Laika e un agente che le illustra velocemente gli obiettivi della missione, per poi rifarsi vivo solo in casi specifici o per introdurre brevi tutorial su situazioni particolari.

Lo schema è sempre lo stesso, e si ripete con le opportune variazioni per ognuno dei dieci livelli che compongono il gioco: si legge qualche riga, si evitano gli ostacoli e gli sguardi indesiderati di pericolose guardie, si risolve un enigma travestito da boss e si riceve una medaglia proporzionata alla performance (contano velocità, extra sbloccati e numero di morti), magari cercando di collezionare tutte le informazioni segrete (solitamente nascoste nei luoghi meno accessibili degli scenari).
Eppure uno degli elementi più piacevoli della produzione è proprio la varietà offerta a partire da queste meccaniche appena descritte. Le trappole cambiano costantemente forma e comportamento in accordo con l’ambientazione proposta, costringendo ogni volta a rivedere il proprio approccio, oltre che a calcolare ogni minimo spostamento con una precisione millimetrica: che si tratti dei fastidiosissimi sbuffi di gas a tradimento stile Another World o dei laser capaci di ridurre in cenere qualsiasi essere vivente, la prudenza non è mai troppa, soprattutto quando si è circondati da ombre che nascondono potenziali minacce alla salute della protagonista.

Ecco, un’altra nota di merito è sicuramente rappresentata dall’uso delle ombre dinamiche, che creano tutta una serie di giochi di luce e buio riuscitissimi (non è raro veder cambiare i colori negli ambienti chiusi, o ancora imbattersi in sfide incentrate proprio sul senso dell’orientamento in condizioni di semi-oscurità!), contribuendo a migliorare ulteriormente un comparto grafico semplice ma di sicuro effetto.
Fino ad ora abbiamo elencato gli aspetti positivi del gioco: è però inevitabile che a un certo punto, parlando di luci, scendano in campo anche le ombre…

I primi problemi si notano in realtà dopo aver preso un po’ la mano con il sistema di controllo, perché all’inizio non si riesce a comprendere se i ripetuti errori commessi siano imputabili a delle imperfezioni o a un’oggettiva difficoltà del titolo. Pian piano si prende confidenza con i movimenti del primate e si scopre che non sempre il gioco risponde agli input come dovrebbe, soprattutto in determinate situazioni ricorrenti.

Anche dopo ore di allenamento può risultare difficile arrampicarsi correttamente lungo certi muri, oppure appendersi a soffitti molto bassi: ciò non può che causare momenti di frustrazione in alcuni frangenti, in quanto si è costretti a reiterare un comando più e più volte prima di essere “ascoltati”.
Il tutto diventa particolarmente fastidioso quando si sta cercando di ottenere la medaglia di grado più alto in uno stage, dato il sistema di valutazione delle performance decisamente severo, forse perfino troppo: il numero di morti deve rasentare lo zero, bisogna prendere tutti i collezionabili e, come se non bastasse, occorre completare l’obiettivo a tempo record.

Sono poi assenti altri stimoli alla rigiocabilità del livello, se escludiamo questa corsa alla perfezione (per ottenere tutti gli artwork di Laika) e l’eventuale necessità di trovare qualche extra mancante.

Inoltre, ad annullare il replay value ci pensa anche la presenza di un buon numero di bug “letali”, che uccide la partita in corso bloccando la scimmia in una zona specifica e costringendo il giocatore a tornare al menu principale, dopo svariati minuti di fatiche, senza la possibilità di ricominciare da quel punto in cui è stato interrotto.
In Laika 2.0, purtroppo, non esiste alcun salvataggio in mezzo al livello, una scelta di game design che sarebbe certamente accettabile, se non si presentassero i suddetti problemi: anche in quel caso, tuttavia, rimarrebbe il comprensibile fastidio per l’impossibilità di interrompere una partita, uscendo dal gioco e recuperando in un secondo momento.
Parlando di bug non possiamo esimerci dall’evidenziare che durante l’avventura si è costretti ad incontrarne più del dovuto: ostacoli invisibili che fanno a pezzi la povera scimmia senza motivo, porte sigillate eppure misteriosamente attraversabili, muri in cui è fin troppo facile incastrarsi e via dicendo.
In sostanza, la prima fatica di Studio Albatros ha fatto molti passi avanti rispetto alla demo di due anni fa, ma rimangono tante incertezze che minano la godibilità di un titolo sulla carta decisamente invitante: tra le altre cose potremmo citare un’interfaccia leggermente spigolosa, una collezione di bonus migliorabile dal punto di vista dell’integrazione con il resto del prodotto e, ancora, un level design comunque piuttosto ispirato ma incline a piazzare riempitivi qua e là, come certe stanze ampiamente trascurabili.

Peccato, perché le idee ci sono, il materiale di qualità non manca e tra i punti forti della produzione figura anche una colonna sonora di tutto rispetto, che ci spinge addirittura a passare sopra a qualche difetto solamente per sentire un’altra volta quei loop meravigliosi che accompagnano l’azione. Dispiace anzi che nel pacchetto offerto all’utente non figuri la OST: si sarebbe trattato di un’aggiunta davvero niente male.
Di sicuro, se siete alla ricerca di un impegnativo action-platform pieno di idee interessanti (e se siete disposti a chiudere un occhio su qualche scivolone) Laika 2.0 può regalarvi diverse ore di divertimento, anche in virtù dei tantissimi achievement che propone.