Nioh Complete Edition Recensione: il Soulslike di Koei-Tecmo arriva su PC


Appendere a Nioh l’etichetta “soulslike” potrebbe risultare quasi fuorviante, soprattutto in una realtà videoludica in cui si tende troppo spesso a generalizzare. È vero, il gioco di Team Ninja non nasconde le evidentissime ispirazioni alla saga di Miyazaki: il ciclo combatti-muori-ricomincia, sensazioni che viaggiano sulla sottile linea tra la frustrazione e l’indomabile assuefazione, e pure l’idea di trovarsi in un mondo che non perdona la minima ingenuità. L’insieme agrodolce di tutte queste emozioni è però, in Nioh, infuso in una struttura molto differente da quella dei Dark Souls, talmente tanto che verrebbe da chiedersi come mai le due opere siano state accostate così spesso.
L’action RPG di Team Ninja pesca quindi da numerose ed illustri eredità – tra cui quella di Onimusha, ma risolve tutto in maniera molto originale: riuscendo, sorprendentemente, a far sentire a casa gli appassionati alla formula soulslike e, allo stesso tempo, a sbigottirli per alcune prese di posizione agli antipodi rispetto alle fonti d’ispirazione. Nioh si muove con un fare tutto suo, non sempre ammaliante ed armonioso, questo bisogna dirlo, che però restituisce degli aliti di freschezza assenti negli altri prodotti “ricalcati” sui modelli di From Software.

Sarebbe perciò stato un peccato se un gioco così peculiare fosse rimasto confinato su PlayStation 4, saltando ad esempio piattaforme come il PC, che negli ultimi tempi hanno visto arrivare di tutto, persino alcuni gioiellini di Platinum Games dapprima relegati esclusivamente al mondo console. Detto, fatto: approfittando di un’era davvero rosea per il personal computer, Koei Tecmo ha deciso di lanciare dopo “soli” nove mesi l’edizione Steam di Nioh, comprensiva di tutti i DLC. Il lavoro di porting è stato un po’ frettoloso e brutale, e la scelta drastica di non supportare l’accoppiata mouse e tastiera ha scatenato un vespaio di dimensioni ragguardevoli tra i giocatori. Passando sopra alle diverse ruvidità, tuttavia, ci è difficile non consigliare il titolo di Team Ninja a chi non ha potuto goderselo su hardware Sony, oppure ai più pazienti, che hanno atteso speranzosi l’arrivo di questa versione.

Quando qualche studio nipponico decide di portare il suo gioco su PC, nella testa balzano continuamente delle domande insistenti: sarà ottimizzato degnamente? Si tratterà di una conversione uno a uno? Il motivo di tanta titubanza non è poi così infondato, visto che i nostri amici del sol levante hanno spesso dimostrato di saperci fare davvero poco con questo tipo di operazioni. Nioh, come detto in apertura, non si scrolla di dosso questi pregiudizi; rassicuratevi, però, perché la situazione non è disastrosa, nonostante tutto.
I primi segnali di un’operazione poco convincente balzano agli occhi già dall’inizio, quando si scopre che per modificare a dovere tutte le impostazioni tocca armeggiare con un launcher esterno un po’ dozzinale. Per farlo partire dovete avere la premura di attivare la modalità “normale” dal menù di avvio di Steam (e non quella “without settings“), per poi trovarvi in una semplice interfaccia orba di molti dei settaggi a cui oramai ci hanno abituati. Da lì è possibile selezionare la risoluzione, che va dai 720p al 4K (non c’è il supporto per il formato 21:9), impostare il livello della risoluzione di rendering e delle ombre, ed attivare inoltre effetti come l’occlusione ambientale, i riflessi dinamici ed il motion blur. Un piccolo pannello consente pure di selezionare il cap al framerate, che può essere impostato solo a 30 o 60 (non esiste nessuna modalità “illimitato”). È possibile anche selezionare uno dei tanti preset a disposizione, ma il nostro consiglio è di saltare a piè pari quel menù e di adattare manualmente tutte le – poche – opzioni a disposizione.
Non ci è concesso di selezionare il livello dell’anti aliasing, e questo ci fa intuire che il gioco riprenda la stessa impostazione della versione PlayStation 4. Manca inoltre la possibilità di giocare con i dettagli delle texture e di variare il grado di alcuni effetti in post-processing: l’impressione è quella di trovarsi di fronte allo stesso gioco uscito nello scorso febbraio, con l’aggiunta di qualche opzione per farlo apparire leggermente più gradevole. Un roster così ristretto di ammennicoli tecnici non sarebbe un problema se alla prova su strada Nioh si fosse rivelato una piuma in quanto a fluidità, invece pure in quel caso arriva qualche stilettata un po’ troppo dolorosa.

No, il framerate non è disastroso, ma non è neanche commisurato al livello di dettaglio di un gioco poco sorprendente dal punto di vista della bruta tecnica. E se il cap è un limite su cui si può soprassedere, i fastidiosi balbettii (alcuni evidenti anche nella prima sezione ambientata alla Torre di Londra) sono difficili da sopportare in un action RPG in cui i riflessi sono fondamentali. Fortunatamente la rarità di eventi del genere è molto alta, e il framerate sulla nostra non più giovine configurazione è rimasto in gran parte dei casi incollato ai 45-50, con tanto di picchi positivi e negativi. Tutte le scene d’intermezzo sono invece limitate a 30 FPS, ma questa differenza non pesa assolutamente nulla. Semmai lo stacco più evidente c’è tra le cutscene renderizzate in tempo reale e quelle prerenderizzate, che sono sporcate da evidenti artefatti di compressione.

Ben più gravi gli episodi di crash, per lo più localizzati all’avvio di una missione: state molto attenti, perché qualora il gioco dovesse tornare improvvisamente al desktop mentre state svolgendo un incarico, perderete tutti i progressi fatti dall’ultima volta che avete visitato un altare (lo stesso avviene se uscite dal gioco senza recarvi in una zona franca, ma è per via di un sistema di salvataggio automatico che si attiva solo in punti specifici). La verità, però, è che nel complesso il porting di Nioh è accettabile, pur continuando ad apparire come un’operazione un po’ svogliata. Provando a scollare lo sguardo inquisitore dal numeretto nella parte alta dello schermo, in definitiva, l’esperienza col gioco di Team Ninja non può essere che positiva. E se proprio non riuscite a digerire il fatto che un look quasi da scorsa generazione non sia stato coniugato ad una fluidità inappuntabile, provate a sopprimere il vostro fare più fiscale e posate gli occhi sul design dei luoghi e dei nemici: scoprirete un comparto artistico capace di colmare quasi tutte le lacune tecniche.

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