L’ombra della guerra: Recensione del dlc La Lama di Galadriel


Finito nel mezzo del polverone mediatico che ha investito, alla fine dello scorso anno, alcuni dei videogiochi che proponevano un modello di business parzialmente legato alle microtransazioni, L’Ombra della Guerra si è sommessamente ritirato nelle cupe terre di Mordor, decidendo di restare in disparte nonostante le sue indubbie qualità ludiche. Nella speranza che il malcontento dei videogiocatori si sia affievolito, dal canto nostro torniamo a ribadire che la seconda avventura di Talion ha dalla sua ottime trovate, un combat system impegnativo e piacevole ed una quantità di contenuti più che sufficiente a saziare gli amanti del fantasy videoludico, senza richiedere in maniera forzosa o poco trasparente l’acquisto di “aiuti” e power-up con moneta sonante.
Gli appassionati di del Signore degli Anelli potrebbero invece considerare l’idea di far proprio il Season Pass della produzione targata Monolith, che promette due avventure parallele e indipendenti rispetto a quella di Talion (nei panni dei comprimari che abbiamo imparato a conoscere nel gioco originale), e l’aggiunta di alcune tribù di Orchi pronti ad innestarsi nel Nemesis System.
In verità i primi contenuti aggiuntivi sono arrivati già da qualche mese: a novembre nelle desolate lande di Mordor è infatti giunta la Tribù del Massacro, pronta non soltanto a smembrare i propri nemici, ma anche a gettare qualche dubbio sull’ispirazione e la solidità del supporto post-lancio.
Il prezzo richiesto per l’aggiunta di qualche Uruk e di una manciata di attività secondarie era davvero troppo esoso, e la politica di commercializzazione di questi primi DLC ci aveva resi un po’ sospettosi. L’arrivo de La Lama di Galadriel, la prima delle due avventure extra che saranno incluse nel Season Pass, conferma purtroppo la pigrizia del team di sviluppo su questo fronte, limitandosi a proporci una scialba appendice al viaggio di Talion, poco ispirata e decisamente monocorde.

La storia di questo DLC si colloca dopo il primo finale di Shadow of War, ma prima del filmato conclusivo che si sblocca al termine della Guerra delle Ombre. La Lama di Galadriel ci mette nei panni di Eltariel che, uscita sconfitta e mutilata dallo scontro con Sauron, viene nuovamente spedita a Mordor dalla sua signora, con il compito di occuparsi dei Nazgul e di una nuova minaccia che mette a rischio la stabilità della Terra di Mezzo.
Scandita dalle undici missioni principali inserite nel DLC, la storia di Eltariel non è particolarmente entusiasmante, anche se ha il pregio di portarci nuovamente di fronte a Talion, tratteggiando in maniera molto lucida il tormento dell’affascinante protagonista dell’avventura principale. D’altro canto il racconto, anche nelle fasi finali, è molto regolare: La Lama di Galadriel si apre e si chiude senza strepiti, regalandoci qualche cut-scene di ottima fattura ma senza coinvolgere a dovere.
Anche dal punto di vista ludico i risultati sono modesti, soprattutto perché il DLC si limita a riproporre in maniera sostanzialmente immutata l’esperienza di Shadow of War. Da Gorgoth a Seregost, le quattro regioni in cui si muove Eltariel sono le stesse dell’avventura originale, e le variazioni al gameplay sono davvero minime.
Recuperato l’anello del potere, anche la nuova protagonista si dedica al massacro indiscriminato degli orchi, utilizzando un combat system ovviamente identico a quello che già abbiamo imparato a conoscere. Non ci sarebbe nulla di male (una modifica strutturale al sistema di combattimento va ben oltre le finalità e le prospettive di un DLC), ma il problema sta nella scarsa incisività delle nuove abilità di Eltariel. Pervasa dalla luce della sua signora, l’elfa è in grado di disgregare i nemici grazie al potere dell’irradiazione, che disintegra gli Uruk in un riverbero abbagliante. Per controbilanciare la sua scarsa resistenza fisica, inoltre, la nuova protagonista può fermarsi qualche istante, astrarsi dal fragore della battaglia, e recuperare l’energia sottrattale dai fendenti avversari.
Le inedite abilità di Eltariel (o meglio, i loro tempi di attivazione) mal si adattano, tuttavia, con le ritmiche delle battaglie di Shadow of War, e finiscono per risultare poco utili nella confusione dello scontro.
Il nuovo skill tree, pensato per diversificare l’azione di gioco, ha insomma come unico effetto quello di “costringere” il giocatore a ricorrere alle tecniche di base, rendendo le fasi action molto meno interessanti.

Valido invece il sistema di progressione, decisamente più condensato rispetto a quello del gioco base, ma ugualmente intrigante: portare a termine la ventina di missioni secondarie presenti nel DLC permette di migliorare l’equipaggiamento della protagonista, mettendo le mani su alcuni pezzi Leggendari come sempre ottimamente caratterizzati dal punto di vista del design. È proprio il meccanismo di sviluppo del personaggio, in ogni caso, che guida la mano del giocatore per le quattro ore necessarie a portare a termine l’avventura, dal momento che a livello di ispirazione e originalità delle situazioni, La Lama di Galadriel è davvero ai minimi storici. Nonostante il team di sia sforzato di assemblare una serie di incarichi caratterizzati da un minimo di varietà, non c’è davvero nulla di nuovo in questo DLC. Ogni singola sequenza, ogni scontro, ogni obiettivo, sono recuperati di peso dal gioco base. Nonostante sia passato qualche mese dall’uscita di Shadow of War, non si può fare a meno di avvertire una generale stanchezza di fondo. Soprattutto quei giocatori che si sono tuffati a capofitto nell’endgame de L’Ombra della Guerra, attardandosi per molte ore nei truci territori di Mordor, potrebbero davvero faticare a sopportare la regolarità a tratti desolante dell’offerta di questo DLC.

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