Okami HD Recensione: il dipinto celestiale di Capcom prende vita su Switch


Come la storia del videogioco ciclicamente insegna, qualità non sempre fa rima con successo. Può accadere che un determinato prodotto esprima un’estetica, idee o soluzioni di gioco così peculiari e divergenti rispetto agli standard correnti da non venir compreso dai più, né tantomeno apprezzato. Spesso, ciò è prerogativa di quei titoli che nascono dall’impulso espressivo di un singolo autore o comunque di pochi individui: emblematica, in proposito, è la fugace ma sfolgorante parabola creativa di Clover Studio. Fucina ribollente dei migliori talenti di Capcom, gli amanti della creatività vennero radunati sotto l’egida della stessa casa giapponese con il preciso intento di dare vita a esperienze mai viste prima, tra le quali spicca il loro magnum opus, il sublime e mai troppo lodato Okami.
Mentre lo spirito libero di Clover rifioriva ancor più rigoglioso in Platinum Games, rendendone meno dolorosa la dipartita, l’epopea della lupa Amaterasu visse sin dal debutto nella contraddizione tipica dei cult: tuttora, Okami è il videogioco dal minor impatto commerciale ad aver vinto il premio Game of the Year, nel 2006. Consapevole del suo inestimabile prestigio, negli anni Capcom ha permesso alla sua opera di manifestarsi molteplici volte; dal dicembre scorso la creatura di Hideki Kamiya splende gloriosa nell’alta definizione di PS4, Xbox One e PC e adesso, grazie al port curato da Hexa Drive (Rez HD), è possibile anche goderne ovunque su Nintendo Switch. Intingiamo il pennello (e anche le dita) nel calamaio per restituire ancora una volta forma e colore a una delle pagine più scintillanti del videogioco. Quella per l’ibrida di Kyoto sarà forse la definitiva incarnazione di Okami? Abbiate fede, e lo scoprirete presto.

Se non avete mai sfiorato la creazione più ambiziosa del geniale autore dietro nomi quali Devil May Cry e Bayonetta, siete fortunati. Okami è un maestoso viaggio a passo ambio tra le lussureggianti valli di ciliegi e i minuti villaggi rurali di un Giappone mistico e antico, sulle epiche e soffuse note dei flauti di bambù.

Un raffinato omaggio alla tradizione orientale che ha scelto il videogioco come mezzo d’elezione per trasmettere una ricchezza culturale inestimabile, fondendo il linguaggio visuale del cel-shading con il millenario stile pittorico a inchiostro e acqua, il sumi-e. Intrisa di mitologia shintoista e leggende del folklore locale, la vicenda di Okami ci cala nel candido manto di Amaterasu, dea del Sole reincarnatasi in forma di lupo, alla quale spetta debellare la minaccia del demone a otto teste Orochi, ridestato per errore dopo un secolo di pace imperitura, e restituire alle terre di Nippon il loro arcaico splendore.
Il principale riferimento ludico, per stessa ammissione del buon Kamiya, è The Legend of Zelda. Dalla saga Nintendo, Okami recupera la dosata mescolanza tra avventura, azione ed elementi GDR, nonché i modi di pensare e agire, conservando pur tuttavia un carattere distintivo e, ancora oggi, unico. A tracciare una netta linea di separazione dalle imprese di Link interviene il Pennello Celestiale, il cui impiego tornerà utile in più frangenti: una volta richiamato, l’azione si blocca permettendo di disegnare simboli, linee e spirali d’inchiostro direttamente sullo schermo. Ogni segno corrisponde infatti a un determinato potere, dai risvolti utili sia quando si tratta di interagire con l’ambiente, sia in fase di combattimento. Le novità apportate dalla versione Switch di Okami sono proprio incentrate attorno a questa peculiare e versatile meccanica di gioco.

Prima di esaminare separatamente la duplice natura del titolo su console Nintendo, ci preme sottolineare come il lavoro di conversione da parte di Hexa Drive sia estremamente pregevole in entrambi i casi. Oltre a preservarne la bellezza originale senza alcuna sbavatura tecnica (30 fps fissi come le altre versioni), il nuovo port sembra concepito per ereditare il meglio delle passate conversioni. Giocando su TV alla risoluzione di 1080p si avrà la possibilità di scegliere tra formato widescreen e l’originale 4:3, nonché se utilizzare o meno il giroscopio di uno dei due Joy-Con (modificandone eventualmente la sensibilità) per simulare il Pennello Celestiale, un po’ come avveniva su Wii ma senza bisogno di affidare i comandi d’attacco ai capricci del motion control.

Su portatile, invece, Okami ha quasi del miracoloso: anche se la risoluzione è ridotta (720p) non rinuncia a un briciolo della sua sontuosità grafica. In modalità handheld, poi, si dipinge direttamente passando le dita sul piccolo schermo; il feedback tattile che ne risulta è piacevole ma, qualora fosse scomodo staccare la mano dalla console durante i combattimenti, l’analogico resta un’opzione valida. Un notevole plusvalore inoltre, essendo Okami un’avventura straordinariamente corposa (quaranta circa le ore necessarie a completarlo), è dato dalla possibilità di giocare dove e quando si desidera. Inaspettata ciliegina sulla torta, in entrambe le configurazioni le sottili vibrazioni dell’HD Rumble scandiscono alla perfezione l’andatura in crescendo del divino quadrupede, assicurando un ulteriore strato di immersione.

Se il disappunto per l’assenza di un’edizione fisica nei territori al di fuori del Giappone (al contrario delle altre versioni uscite pochi mesi fa) è facilmente superabile, insomma, consigliamo caldamente la versione Switch in virtù di un prezzo comunque accessibile (19.99 €) e di tutti quei dettagli descritti poc’anzi che possono fare la differenza. Coerentemente con le precedenti versioni, il gioco non è stato localizzato e si presenta interamente in inglese. Se si sommano la mole di testo presente, il necessario lavoro d’adattamento che comporta un titolo così legato alla cultura della patria, ed il timore della mancanza di un ritorno d’investimento, non è difficile comprendere le ragioni di tale scelta. Qualora desideraste approfondire la questione, consigliamo di leggere questo articolo che analizza nel dettaglio il complesso mondo della localizzazione nell’ambito del gaming.

Combinando una delle direzione artistiche più ispirate e ricercate mai viste alla personale visione creativa di un autore di enorme talento, Okami è ancora una stella che brilla di luce propria nel firmamento videoludico.

Pur nella sua sostanziale imperfezione di fondo, tra un incipit quasi letargico e un ritmo spesso blando, il gioiello di Clover Studio prima irretisce con uno stile visivo che non ha eguali e poi conquista con la classe delle soluzioni ludiche, la teatralità gioiosa dei personaggi, l’alternanza dei toni di un racconto sempre in bilico tra l’epico fantasy e l’ironico più spensierato. Seguite il galoppo procreatore della divina Amaterasu, e disegnate un sole rosso fuoco lassù in cielo, per riportare la luce tra gli astri delle lande di Nippon.