Renowned Explorers International Society Recensione


Analizzare Renowned Explorers, seconda opera di Abbey Games, già autori di Reus, non può innanzitutto prescindere dall’incredibile varietà di approcci e opzioni che vengono concesse al giocatore. Sin dal menù iniziale, avremo l’opportunità di scegliere tra diverse modalità di gioco e tra ulteriori livelli di difficoltà, oltre ad alcune modifiche opzionali sui salvataggi che influiranno però pesantemente sull’esperienza complessiva.
Di conseguenza, bisogna prendere atto del fatto che Renowned Explorers, a seconda delle scelte extradiegetiche (ossia esterne all’universo narrativo) del giocatore, può essere approcciato sia come un’esperienza narrativa a scelte multiple sia come una sorta di roguelike, ricordando a tratti titoli profondamente diversi tra loro come Stories: The Path of Destinies o X-Com, in base ai livelli di difficoltà e alle modalità decise dal giocatore. Tenendo dunque conto dell’estrema varietà di esperienze che vengono concesse dagli sviluppatori, tenteremo di sintetizzarne le caratteristiche principali.

Renowned Explorers racconta le vicende di una banda di esploratori (di cui sceglieremo ciascuno dei tre membri) alla ricerca delle più grandi scoperte scientifiche, culturali e naturalistiche della storia. In maniera procedurale, le varie mappe che potremo esplorare si arricchiranno di nemici, tesori, enigmi ed eventi casuali, che ci richiederanno non solo abilità nel combattimento, ma anche una certa dose di competenze in tutti gli ambiti del sapere umano. Ecco dunque la prima regola di Renowned Explorer: bilanciamento. Creare un gruppo di ricerca caratterizzato solo ed esclusivamente da grandi combattenti rischia di alienarci gran parte delle sequenze di stampo diplomatico, mentre formare un’ambasciata di grandi oratori ci impedirebbe di affrontare gli scontri più ostici. Alla fine delle nostre avventure, torneremo a Londra, nella sede degli esploratori, per potenziare il nostro entourage, per acquistare nuovi oggetti, e per impartire lezioni universitarie sulle nostre scoperte, che ci garantiranno denaro, competenza e, soprattutto, fama, ossia il vero obiettivo dell’intera campagna. Una volta completate le azioni disponibili in patria, dovremo scegliere il nostro nuovo obiettivo, tra la splendida Shangri-La e l’El Dorado, tra cultisti voodoo e isole maledette.

Ai livelli di difficoltà più alti, con il cibo che scarseggia e col denaro insufficiente per comprare attrezzature adeguate, occorrerà selezionare con attenzione le nostre mosse durante i turni in cui viene suddivisa l’esplorazione, dato che saranno decisamente poche le nostre opportunità di scalare la classifica dei più famosi avventurieri del mondo, prima che i nostri avversari riconquistino nuovamente l’ambito premio messo in palio dalla Società degli esploratori. Abbassando di molto il livello di difficoltà, o scegliendo una modalità di gioco che preveda la possibilità di rigiocare gli scontri, questo tipo di tensione si trasforma invece in un’esplorazione più libera e rilassata, incentrata maggiormente sullo scoprire ogni anfratto della mappa invece che nel sopravvivere fino alla ricompensa finale.
Ovviamente, non incontreremo solo tribù amichevoli o popoli illuminati: tra i pirati dei caraibi e i guerrieri inca, dovremo affrontare vari scontri per raggiungere i nostri obiettivi. Caricando una mappa di dimensioni alquanto ridotte, il gioco ci calerà in una battaglia a turni con condizioni di vittoria sempre diverse e cangianti, a seconda delle scelte del giocatore. La straordinaria peculiarità di Renowned Explorer, infatti, risiede nella possibilità di vincere questi scontri con la dialettica e l’oratoria, trasformando i conflitti all’arma bianca in sfide retoriche o offese da osteria. In base alle nostre azioni durante la campagna principale, ci troveremo a dover convincere (approccio amichevole) dei popolani delle nostre buone intenzioni, a cacciare un despota dalle terre degli inca (approccio aggressivo), o a sedurre i barbari delle highland per non farci schiacciare (approccio infido). La cooperazione e la collaborazione tra la fase strategica e quella tattica sono quindi di fondamentale importanza a difficoltà elevate, e spesso conviene leggere con attenzione ogni tipo di potenziamento disponibile, tra le centinaia di combinazione possibili tra le decine di personaggi selezionabili. Nonostante sia un presente un tutorial, le partite iniziali su Renowned Esplorer rappresentano i primi veri insegnamenti di cui fare tesoro, e solo dopo un paio di tentativi potrete cominciare seriamente a organizzarvi per la vittoria finale. Purtroppo, dopo due o tre campagne di fila, la varietà dei contenuti narrativi procedurali inizia però a scricchiolare, e troverete abbastanza fastidioso conoscere già alcuni degli eventi in cui vi imbatterete, specialmente se avete scelto una difficoltà più bassa per godervi l’elemento narrativo. Per fortuna, scegliere personaggi diversi porta spesso a modificare, anche radicalmente, il corso di questi eventi. Il titolo (che non presenta la lingua italiana) è decisamente ricco di testi da leggere e comprendere con attenzione, poiché avranno un peso specifico non solo sui combattimenti, ma sull’intera sessione di gioco.

Se dal lato ludico questa struttura regge magnificamente, a livello morale si dimostra banale e appena abbozzata. Optare per diversi approcci (diplomatico o assassino) non cambia quasi nulla dello spessore dei personaggi, che risultano macchiettistici e stereotipati. Anche le popolazioni e i luoghi illustrati dal gioco sono privi di qualsiasi rilievo culturale, ma per fortuna sono gli autori stessi a non prendersi mai sul serio, limitandosi a raccontare reinterpretazioni dei grandi temi dell’avventura mondiale con ironia e leggerezza, dalla caccia allo Yeti fino agli incubi della Transilvania. Apprezzabile, in ogni caso, il generale rispetto delle diversità culturali e sociali che i personaggi riescono a rappresentare. La banalità dell’accompagnamento sonoro, infine, fa da contraltare a una varietà estetica appagante, che caratterizza in maniera eccellente personaggi e ambientazioni molto più di quanto non faccia la mediocre scrittura citata in precedenza. Il citazionismo pop è forse eccessivo, e addirittura alcune tra le sequenze più importanti e complesse del gioco rappresentano integralmente richiami a famosi film dell’animazione o della cinematografia occidentale.

Previous Kona VR Recensione: investigazioni in realtà virtuale
Next Red Faction Guerrilla Re-Mars-Tered Edition Recensione: si torna su Marte!

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *